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MIGRAZIONI CLIMATICHE: LE PIÈCE DI TEATRO UTILE DANNO LA SCENA A UN TEMA TABU’

Il 14 settembre al Teatro Filodrammatici di Milano  le pièce dei drammaturghi del Laboratorio del Teatro Utile  2026 hanno dato voce ai meno narrati di tutti i migranti

Tiziana Bergamaschi, fondatrice di Teatro Utile. Ph: Mateo Çili

Le bugie della nipotina inuit che cerca di mettere in salvo il nonno che la sua terra, una Groenlandia ormai liquefatta,  proprio non la vuole lasciare; l’ossessione per la pioggia  che, anche se ora scende dal cielo d’Europa, non smette di richiamare alla mente del migrante di cosa sia capace quando in Nepal l’acqua che cade dal cielo diventa un’alluvione; le risposte del pescatore superstite a chi lo interroga sul perché non sia morto anche lui nella sua fuga da quel mare del Senegal che non lo sfamava più. Questi sono solo alcuni degli 8 soggetti  che i drammaturghi selezionati per il Laboratorio di  Teatro Utile 2026 condotto da Renato Gabrielli, Tiziana Bergamaschi e Nalini Vidoolah Mootoosamy, con il patrocinio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), hanno sviluppato e portato in scena per rispondere alla sfida posta dal  percorso di formazione che, dopo 5 mesi di intenso lavoro, li ha condotti al debutto la sera del 14 settembre al Teatro Filodrammatici di Milano : possono le migrazioni forzate causate dai cambiamenti climatici essere rappresentate in modo efficace e inventivo sul palcoscenico? Otto come dicevamo le opere realizzate: Mangrovie di Abdoulaye Ba, Pioggia Scrosciante di Petar Lefterov , La traversata di Anastasiia Glushkova , Galline di Manuela Piemonte , Parole crociate di Elisa Ciofini, El bosque di Ernesto Genovese, Ha fatto quel che poteva di Michele Saporiti , Il peso dell’acqua di Susanna Yu Bai, intrepretate dagli attori  Abdoulaye Ba, Lorenzo Blaconà, Tiziana Bergamaschi, Sophie Claire, Didì Garbaccio Bogin, Olivier Elouti, Ernesto Genovese, Allegra Gomiero, Petar Lefterov, Karin Macdonald, Lisa Mignacca, Ibrahima Ndiaye, Matthieu Pastore, Nalini Vidoolah Mootoosamy, Joan Nicolás Villamarin Zárate.  Un cast multietnico, come tipico della visione di Tiziana Bergamaschi che dal 2012 promuove con il suo progetto nato all’interno dell’Accademia dei Filodrammatici di Milano un teatro multiculturale, multietnico e socialmente inclusivo, e in questo caso perfettamente aderente al tema delle migrazioni legate al global warming che riguarda tutte le popolazioni del Pianeta anche se questa evidenza sembra per molte di esse ancora invisibile o peggio ancora intoccabile,  insomma un tabù.  Dei migranti climatici si parla poco come se,  anche chi riconosce l’evidenza della crisi climatica,  faccia fatica a unire i puntini e a collegarla alle moltitudini di “migranti economici” che si pensa lascino la loro terra per migliorare una condizione di povertà e non invece per fuggire da un contesto ambientale non più adatto ad ospitare la specie umana, e che questi soggetti che emigrano siano,  in una definizione che rimanda a uno specifico ambito giuridico, a tutti gli effetti “rifugiati“. Il “rifugiato climatico” non è riconducibile alla definizione della Convenzione sui rifugiati di Ginevra del 1951 che definisce questo soggetto giuridico come una persona  che ha attraversato una frontiera internazionale «a causa del fondato timore di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per un’opinione politica”. Non  se ne è parlato nemmeno molti anni dopo nella Carta di Roma del 2008, protocollo deontologico italiano per i giornalisti, nato per garantire un’informazione corretta, accurata e rispettosa su richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti economici  irregolari e non, promossa su appello del UNHCR per rispondere alle distorsioni mediatiche e agli allarmismi legati ai temi dell’immigrazione.  Da questo vuoto legislativo emerge, per chi emigra a causa della crisi climatica,  la condizione di migrante senza diritti. Con queste premesse si può meglio comprendere la portata innovativa del progetto del Laboratorio del Teatro Utile, non a caso come si è già detto in apertura, patrocinato  da quella stessa associazione che ha ispirato quasi 20 anni fa la Carta di Roma, UNHCR.  Il lavoro ha affrontato le diverse problematiche grazie ad un approccio teatrale e multidisciplinare che ha coinvolto artisti, giornalisti, filosofi, sociologi e antropologi e la scrittura è stata preceduta da un accurato e vastissimo il lavoro inziale di documentazione tramite studi, interviste ad associazioni dedicate, ma soprattutto tramite testimonianze dirette di migranti. Ne è risultato un progetto che va ben al di là della “prova di fine laboratorio” e che merita sia per qualità artistica che utilità sociale di essere presente su più palchi possibili. Il prossimo appuntamento sarà a Padova il 31 ottobre e il 1 novembre.  Ecco i contatti per informazioni o approfondimenti: teatroutileilviaggio15@gmail.com; www.teatroutileilviaggio.com; filodram@accademiadeifilodrammatici.com

Ph: Mateo Çili

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