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DAL BRASILE UNA RETE CONTRO LA VIOLENZA CHE L’ITALIA DOVREBBE OSSERVARE

Il modello di Santa Catarina nella lotta alla violenza sulle donne

Santa Catarina, Regione del Sud del Brasile, ha costruito un sistema che unisce Polizia, giustizia, tecnologia, accoglienza, prevenzione nelle scuole e autonomia economica. Oggi alla guida dell’Esecutivo dello Stato c’è Marilisa Boehm, ex dirigente della Polizia Civile che ha dedicato gran parte della propria carriera alla protezione delle donne. Un’esperienza che non va idealizzata, ma osservata e studiata anche dall’Europa.

MILANO – Una donna trova il coraggio di denunciare l’uomo che la minaccia. Ottiene una misura di protezione. Poi torna a casa. È proprio da quel momento che nasce una delle domande più difficili nella lotta alla violenza di genere. Chi continua a proteggerla dopo la denuncia? Una legge è indispensabile. Una denuncia può salvare una vita. Ma tra ciò che è scritto sulla carta e la sicurezza concreta di una donna esiste uno spazio enorme, che deve essere riempito da istituzioni capaci di comunicare tra loro, forze dell’ordine, giustizia, servizi sociali, tecnologia, sostegno psicologico ed economico.

A oltre 9.000 chilometri dall’Italia, la Regione di Santa Catarina ha costruito proprio questa rete. Non è un territorio immune dalla violenza. Al contrario, i numeri impongono cautela e serietà. Ma è proprio davanti alla gravità del fenomeno che Santa Catarina ha sviluppato qualcosa che merita l’attenzione europea. Un sistema articolato che prova a intervenire prima, durante e dopo la violenza.

Marilisa Boehm, dalla Polizia alla guida di Santa Catarina

A rendere particolarmente significativo questo momento è anche la storia della donna che oggi si trova alla guida dell’Esecutivo statale. Dal 29 agosto 2026, durante la licenza del governatore Jorginho Mello, la vicegovernatrice Marilisa Boehm ha assunto la guida dell’Esecutivo dello Stato di Santa Catarina, incarico che manterrà fino al 5 ottobre. Prima della politica, Boehm ha trascorso trent’anni nella Polícia Civil (Polizia Civile) brasiliana.

Laureata in Giurisprudenza, è stata delegada de Polícia (dirigente di Polizia) e successivamente delegada regional (dirigente regionale di Polizia). È stata la prima donna a ricoprire il ruolo di delegada a Joinville e ha contribuito alla fondazione della Delegacia da Mulher (Commissariato di Polizia specializzato nella tutela delle donne) della città, della quale è stata titolare per oltre vent’anni. Ha quindi conosciuto la violenza contro le donne non soltanto attraverso dossier, statistiche o incontri istituzionali. L’ha conosciuta dall’altra parte della scrivania, ascoltando donne ferite, minacciate e impaurite e osservando direttamente le conseguenze che la violenza domestica può lasciare sulle vittime, sui loro figli e sulle loro famiglie.

Oggi quell’esperienza arriva al vertice delle istituzioni dello Stato. Ed è forse proprio qui che il percorso di Marilisa Boehm assume un valore particolare. Portare nella più alta istituzione di Santa Catarina ciò che si è imparato per decenni sul territorio, accanto alle vittime.

Un piano che guarda dieci anni avanti

Santa Catarina ha scelto di non limitare la propria politica a campagne occasionali. Nel 2025 è stato lanciato il Plano Estadual de Combate à Violência contra as Mulheres 2025–2035 (Piano statale di contrasto alla violenza contro le donne 2025–2035), un progetto decennale che punta a integrare prevenzione, educazione, protezione, accoglienza e responsabilizzazione degli aggressori.

A questo si affianca il più ampio Plano Estadual de Políticas para as Mulheres (Piano statale delle politiche per le donne), sviluppato dalla Secretaria da Assistência Social, Mulher e Família (Segreteria statale per l’Assistenza sociale, le Donne e la Famiglia) in collaborazione con Marilisa Boehm.

Una strategia che amplia lo sguardo oltre la sicurezza pubblica e comprende anche salute, educazione, imprenditorialità e autonomia economica. Una Polizia specializzata nell’ascolto Uno degli aspetti più interessanti del sistema catarinense riguarda l’accoglienza.

Attraverso il programma Polícia Civil por Elas (Polizia Civile per le Donne), Santa Catarina dispone delle DPCAMI, le Delegacias de Proteção à Criança, Adolescente, Mulher e Idoso (Commissariati di Polizia specializzati nella protezione di bambini, adolescenti, donne e anziani), strutture dedicate all’assistenza e alla protezione delle persone più vulnerabili.

Esiste inoltre una Delegacia de Polícia Virtual da Mulher (Commissariato virtuale di Polizia per le donne), attraverso la quale alcune procedure, comprese la registrazione della denuncia e la richiesta di misure protettive urgenti, possono essere avviate a distanza. È un elemento particolarmente interessante anche per l’Italia.

Per una donna controllata dal partner, senza automobile, con figli piccoli, residente lontano da un centro urbano o semplicemente terrorizzata dall’idea di entrare fisicamente in un commissariato di Polizia, la distanza può diventare essa stessa una barriera alla protezione.

Le Salas Lilás (Stanze Lilla)

All’inizio del 2026 Santa Catarina contava 44 strutture realizzate e 43 già operative sul territorio. Sono ambienti pensati specificamente per ricevere donne vittime di violenza in condizioni di maggiore privacy, protezione e umanità. Alcuni di questi spazi prevedono anche ambienti dedicati ai bambini. È un particolare che racconta molto più di quanto possa sembrare. Una madre può così raccontare violenze, minacce o abusi senza essere costretta a far ascoltare quelle parole ai propri figli.

Proteggere una donna significa anche comprendere il contesto emotivo nel quale le stiamo chiedendo di raccontare uno dei momenti più dolorosi della propria vita. Quando lo Stato va incontro alla donna Forse una delle immagini più efficaci di questa filosofia è un autobus. Si chiama Ônibus Lilás (Autobus Lilla) e attraversa il territorio portando i servizi anche dove raggiungerli è più difficile. Soltanto tra marzo e maggio 2026 ha attraversato 39 comuni e assistito 4.666 donne.

A bordo vengono offerti sostegno psicosociale, orientamento giuridico, collegamento con la rete territoriale e attività educative. Il progetto permette inoltre di avvicinare alle donne informazioni e opportunità legate alla formazione e all’autonomia. In altre parole, quando una donna non riesce a raggiungere la rete, è la rete che prova a raggiungere la donna. Ed è un principio che meriterebbe una riflessione anche in Europa.

Proteggere significa anche poter andare via

Esiste poi una parola spesso dimenticata quando parliamo di violenza domestica: denaro. Possiamo dire a una donna mille volte di lasciare il proprio aggressore. Ma se quella donna non ha un reddito, una casa, un lavoro, qualcuno a cui affidare temporaneamente i figli o un luogo sicuro dove dormire, la libertà rischia di rimanere soltanto teorica.

Per questo le politiche catarinensi stanno collegando il contrasto alla violenza anche all’autonomia economica e lavorativa. Dal 2026 è inoltre prevista un’offerta regionalizzata di accoglienza emergenziale per donne vittime di violenza, con 80 posti distribuiti in quattro regioni dello Stato e un investimento annunciato di quasi 9,5 milioni di reais. È una concezione della sicurezza che va oltre la pattuglia. A volte la più importante misura di protezione per una donna è avere finalmente la possibilità concreta di non dover tornare indietro.

Giustizia accessibile anche a distanza

Nel 2026 è stata inoltre presentata a Marilisa Boehm l’iniziativa DefenDelas, sviluppata dalla Defensoria Pública (Difesa Pubblica) per ampliare l’accesso gratuito alla giustizia e permettere alle donne di ricevere assistenza giuridica a distanza anche per le richieste urgenti di misure protettive. Ancora una volta il principio è semplice. Una tutela esiste davvero soltanto quando la vittima riesce ad accedervi. Una rete che continua a crescere Il sistema catarinense non è statico.

Proprio nell’agosto 2026 il Governo dello Stato ha compiuto un ulteriore passo verso l’implementazione a Florianópolis della Casa da Mulher Brasileira (Casa della Donna Brasiliana), una struttura concepita per concentrare in un unico luogo diversi servizi destinati alle donne vittime di violenza.

Il progetto prevede la presenza di un commissariato specializzato attivo 24 ore su 24, assistenza psicologica e sociale, spazi di accoglienza temporanea, supporto per i figli, servizi per favorire l’autonomia economica, Patrulhas Maria da Penha (Pattuglie Maria da Penha), assistenza giuridica e medicina legale. L’obiettivo è particolarmente significativo. Evitare che sia la donna, proprio nel momento in cui è più vulnerabile, a dover attraversare la città bussando a porte diverse per trovare Polizia, giustizia, assistenza e protezione.

La rete deve essere capace di incontrarla in un unico percorso. E poi ci sono i dati Santa Catarina dispone anche dell’Observatório da Violência Contra a Mulher (Osservatorio sulla violenza contro le donne), uno strumento che raccoglie e organizza informazioni provenienti dalle diverse istituzioni impegnate nel contrasto alla violenza. Conoscere il fenomeno attraverso dati consistenti permette di comprendere dove intervenire, quali territori presentano maggiori criticità e quali politiche devono essere rafforzate. È un passaggio essenziale. Non possiamo combattere efficacemente ciò che non siamo capaci di misurare.

Agosto Lilás (Agosto Lilla), un mese per rompere il silenzio

Un ruolo importante nella sensibilizzazione è svolto anche dall’Agosto Lilás (Agosto Lilla), il mese che in Brasile viene dedicato alla consapevolezza, alla prevenzione e al contrasto della violenza contro le donne. Agosto assume un significato particolare anche perché il 7 agosto 2006 entrò in vigore la Lei Maria da Penha (Legge Maria da Penha), divenuta uno dei principali riferimenti legislativi brasiliani nella lotta alla violenza domestica e familiare. Durante l’Agosto Lilás, istituzioni, forze dell’ordine, magistratura, scuole e società civile promuovono incontri, seminari, campagne informative e iniziative destinate a spiegare alle donne come riconoscere le diverse forme di violenza, quali strumenti di protezione esistono e dove chiedere aiuto.

Nel 2026, in Santa Catarina, il programma ha coinvolto numerose istituzioni e territori con iniziative dedicate alla prevenzione, all’accoglienza e alla conoscenza della rete di protezione. L’obiettivo non è soltanto incoraggiare la denuncia. È rompere il silenzio prima che la violenza diventi irreversibile. E soprattutto ricordare che la lotta alla violenza non può durare un mese. Deve durare tutto l’anno. La prevenzione deve cominciare prima della violenza Nella visione sostenuta da Marilisa Boehm compare ripetutamente anche un altro luogo fondamentale, la scuola. Se interveniamo soltanto quando una ragazza arriva in ospedale, in commissariato o in un centro antiviolenza, siamo già intervenuti troppo tardi. Bisogna insegnare prima che gelosia non significa amore, controllo non significa protezione, possesso non significa affetto.

Bisogna insegnare alle ragazze a riconoscere i segnali

Ma bisogna soprattutto educare i ragazzi a costruire relazioni basate sul rispetto, sull’uguaglianza e sulla libertà. La prevenzione più efficace è quella che riesce a intervenire prima che esista una vittima. Visione che rispecchia molto quella del progetto italiano Binario Uno Contro la Violenza. Cosa potrebbe imparare l’Italia da Santa Catarina? Italia e Brasile sono realtà differenti e sarebbe scorretto trasformare Santa Catarina in un modello perfetto o immaginare di importarne automaticamente le politiche.

Ma osservare ciò che altri territori stanno sperimentando è esattamente ciò che una società moderna dovrebbe fare. Delegacias virtuais (commissariati virtuali di Polizia), luoghi protetti per raccogliere le denunce, servizi mobili che raggiungono i territori più lontani, assistenza giuridica a distanza, sostegno psicologico, autonomia economica, educazione nelle scuole, raccolta integrata dei dati e una rete istituzionale che accompagni la vittima anche dopo la denuncia sono strumenti sui quali vale la pena aprire un confronto anche in Italia. Non per stabilire quale Paese sia migliore, ma per capire quali idee possano proteggere e salvare più donne. E forse la domanda che dovremmo porci non è soltanto quanto siano severe le nostre leggi. Dovremmo chiederci quanto sia semplice, per una donna spaventata, riuscire realmente ad arrivare fino alla protezione che quelle leggi promettono.

Una rete, non una promessa

Il lavoro che Santa Catarina sta portando avanti merita attenzione proprio perché parte da un principio che dovrebbe attraversare ogni politica contro la violenza sulle donne. Non possiamo chiedere a una donna di trovare da sola la strada per salvarsi. Le istituzioni devono costruire quella strada insieme a lei.

Devono esserci prima, attraverso l’educazione e la prevenzione. Devono esserci durante, attraverso la protezione. E devono esserci dopo, attraverso la giustizia, il lavoro, l’autonomia e la possibilità di ricostruire la propria vita.

Una donna che denuncia non ha bisogno soltanto di essere creduta, ma anche di sentirsi protetta. E, soprattutto, ha bisogno di sapere che, dopo aver trovato il coraggio di pronunciare la parola “aiuto”, dall’altra parte ci sarà davvero qualcuno pronto a rispondere.

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