L’oro mondiale e olimpico di Parigi 2024 ci racconta cosa si prova a portare la fiaccola sacra dei Giochi Invernali per le vie di Milano.
Il paratleta italiano di origine cubana Oney Tapia dopo quasi una settimana è ancora emozionato per l’esperienza di quei 200 metri da Piazzale Baracca al Cenacolo di Leonardo di quel 5 febbraio che ha visto sfilare per le vie di Milano con la torcia olimpica personaggi dello sport ma anche della musica dell’arte dell’imprenditoria, “Pensavo dopo tante gare di essere abituato alle emozioni “da folla” – ci rivela il campione nell’ intervista esclusiva per Milano Etno TV – invece per me quei 200 metri in corso Magenta sono stati come fare una gara per la prima volta!
Quando fai una gara sei te stesso dinanzi al limite da superare. Quando hai una fiaccola olimpica in mano prima ancora della tua identità, viene ciò di cui sei simbolo, in primis lo spirito olimpico che vuol dire pace, amicizia dei popoli, il valore dello sport prima della vittoria; e poi sei simbolo della tua nazione che ospita il mondo. Insomma una grande responsabilità.
L’avventura del paratleta italiano di origine cubana, specialista nel getto del peso e lancio dei disco, che nel 2024 ha portato all’Italia due ori, uno mondiale e l’altro olimpico e che, per non farsi mancare nulla, è stato anche vincitore a Ballando con le stelle nel 2017, è iniziata con una chiamata del comitato paraolimpico che gli annunciava che era stato scelto per il ruolo di tedoforo di Milano Cortina 2026.
È continuata alle 13:00 del 5 febbraio al grattacielo dell’Allianz, main sponsor dei Giochi dove i tedofori si sono riuniti alla vigilia dell’inaugurazione per imparare come si comporta il perfetto portatore di fiaccola (con quale mano si deve prendere la torcia, come si fa a incrociare la “flame” di chi deve dare fuoco alla tua? Si possono fare selfie con la fiaccola accesa?). È infine culminata verso le 17:30 quando il pullman dei tedofori ha portato Oney alla tappa che partiva da Piazzale Baracca.
“Da quando sono sceso, la tensione che mi aveva accompagnato negli ultimi giorni – rivela Tapia – ha lasciato il posto a una emozione fortissima. Sentivo da tutte le parti le voci delle persone, anche dall’alto, sopra la mia testa perché in Corso Magenta c’era gente affacciata ai balconi e alle finestre che mi incitava. Ma il massimo è stato quando sono passato davanti al Collegio San Carlo. Lì le voci di ragazzini ed adulti si sono mescolate e gridare il mio nime: Oney Oney! Che emozione! Camminavo nel buio ma mi sentivo circondato di luce, in una bolla sonora che mi sosteneva man mano che mi avvicinavo al compagno a cui avrei dato la mia fiamma. Solo che quando mi hanno detto che stavo per arrivare, mi sono scordato di colpo tutti i passaggi del rituale della fiaccola e mi hanno dovuto guidare in ogni movimento”.
In realtà noi che eravamo in prima fila ad attenderlo non abbiamo visto palesarsi alcuna esitazione, come se il campione olimpico fosse allenato anche ad accendere fiaccole tutti i giorni.
Ma forse è proprio così, Oney Tapia con la luce e il buio si cimenta ogni giorno. Da questa lotta sono nati i suoi libri ispirational vale a dire “Più forti del buio” e “La luce oltre la siepe” nonché le tante lezioni motivazionali rivolte a studenti e giovani atleti a cui d’ora in poi potrà raccontare un’altra bella storia, di quel giorno in cui, ad illuminare il suo buio, è arrivata anche una fiaccola olimpica.
