Oltre 7 miliardi di euro di danni, 15 morti, quasi 40mila sfollati, 23 fiumi esondati contemporaneamente, oltre 280 frane, di cui 120 particolarmente importanti, più di 100 comuni coinvolti, quasi 5mila uomini della protezione civile impegnati giorno e notte ad assistere la popolazione.
Questo e il quadro della situazione in Emilia Romagna in questo momento,sono i numeri della seconda ondata dell’alluvione che in questo mese di maggio ha colpito l’Emilia-Romagna, “un nuovo terremoto” come il presidente della Regione Stefano Bonaccini l’ha definito paragonando i danni dell’acqua a quelli del terremoto che, proprio nel maggio del 2012, colpì il cuore dell’Emilia tra Reggio, Modena, Bologna e Ferrara.
“L’evento -ha sottolineato la vice presidente e assessora alla Protezione civile Irene Priolo- ha avuto un impatto e una devastazione estremi e gli sforzi per tornare alla normalità comportano una gestione difficilissima, per la quale si stanno facendo tutti gli sforzi possibili.
“Per questo -ha aggiunto Priolo- abbiamo bisogno che il governo adotti un decreto speciale per la ricostruzione e per far sì che la Regione possa adottare provvedimenti rapidi per il risarcimento danni. Dopo lo stanziamento di 2 miliardi per le imprese e per il sollievo fiscale occorrerà un intervento speciale per la montagna dove la sistemazione delle frane comporterà tempi più lunghi.
“La risposta del governo è stata pronta e immediata nello stanziare diversi miliardi per affrontare questo disastro, ma non ho sentito dalla vicepresidente Priolo cosa farà la Regione, quante risorse stanzierà: i cittadini chiedono pronte risposte su indennizzi per i danni che sono stati cagionati”, spiega Massimiliano Pompignoli (Lega), per il quale “oggi non è tempo di ricercare responsabilità, ma quello di dare risposte ai cittadini. Verrà, però, il tempo di individuare le responsabilità sulla manutenzione del territorio perché quando saranno individuate le responsabilità dovranno esserci dimissioni di massa”.
