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AL MILANO LATIN FESTIVAL “INTI RAYMI” , LA FESTA DEL SOLE, PER LA PRIMA VOLTA IN SIMULTANEA CON CUSCO, ANTICA CAPITALE INCA

Hector David Villanueva insieme ai protagonisti di Inti Rayimi

“Quest’anno per Inti Raymi abbiamo preparato un evento speciale. in questo momento a Cusco capitale dell’antico impero inca, davanti alla fortezza di Sacsayhuaman  . sta per iniziare la loro cerimonia e ci possono vedere così come noi possiamo vedere loro. Questa diretta è il simbolo dell’Europa che si incontra con l’America Latina per una cerimonia che ora come allora è simbolo di rinascita e prosperità” . E’ così, con voce un po’ emozionata,   che Hector David Villanueva,  a cui è stato affidata dal festival le attività del Padiglione delle Nazioni e il coordinamento  degli eventi del folclore, della Storia e delle tradizioni per il Milano Latin Festival nonché master of cerimony dell’evento,  ha inaugurato la celebrazione delle cerimonia Inca “Inti Raymi  che nella lingua quechua significa Festa (raymi) del Sole (inti),  la prima in simultanea con Cusco ma la decima dalla nascita del festival,  a conferma della attenzione alle tradizioni latinoamericane che ispira l’attività culturale  diretta da Nieves Machado, responsabile Cultura e Istituzioni. Quando in Italia erano le 20.30 del 24 giugno,  data prescelta da tempo immemorabile per questa cerimonia propiziatoria, e a Cusco erano le 2 e mezza del pomeriggio, ben 35 rappresentanti dai 6 ai 65 anni  appartenenti alla “Comunidad italo peruviana di Milano” e alla associazione “Mi pueblo por todo el mundo” di Pavia hanno dato vita ad una complessa rappresentazione dapprima nella piazza antistante il Padiglione delle Nazioni per poi iniziare un corteo circolare per le vie del festival.  Dicevamo che il 24 giugno non è una data qualunque perché  segna il solstizio di inverno nelle Ande dell’emisfero australe. Il Sole si trova nel  punto di massima distanza dallaTerra. All’epoca degli Inca questa data aveva un’importanza fondamentale, essendo l’inizio del nuovo anno, associato alla nascita dell’etnia inca.  La tradizione della cerimonia che fu celebrata per l’ultima volta nel 1535, per poi essere proibita dai conquistadores spagnoli ,  è stata raccolta e tramandata dal famoso storico e autore peruviano Garsilaso De  La Vega che riferisce nelle sue cronache come questa festa  fosse la più importante nell’anno religioso Inca. Vi partecipavano “i  curacas, i vassalli di tutto l’impero […] con gli abiti più eleganti che avevano“. La preparazione era rigorosa, nei “tre giorni precedenti non mangiavano che un po’ di mais bianco, crudo, qualche erba che chiamano chúcam e semplice acqua. In tutto questo tempo, in tutta la città, non si accendeva il fuoco e ci si asteneva dal giacere con le proprie mogli“. Per la cerimonia che le vergini del Sole preparavano dei panini di mais. Riferisce il  De La Vega che, in questo giorno, il sovrano e i suoi parenti aspettavano, scalzi, il sorgere del Sole nella piazza: accovacciati (“che per questi indios è come mettersi in ginocchio“, attesta il cronista), con le braccia aperte e dando baci nell’aria, accoglievano l’astro regale. Quindi l'”Inca”, con due bicchieri d’ oro  brindava con la chica dal bicchiere di sinistra bevevano i suoi parenti, mentre quello di destra era rovesciato in una giara d’oro. Poi si recavano al Corichancha ed adoravano il Sole. I curacas presentavano le offerte che avevano portato dalle proprie terre e poi il corteo tornava nella piazza, dove si celebrava il sacrificio del bestiame davanti al fuoco nuovo, acceso usando come specchio il bracciale d’oro del sommo sacerdote. La carne degli animali veniva divisa tra tutti i presenti, insieme a una gran quantità di chicha, durante tutti i nove giorni di festeggiamenti che seguivano. “ Dopo oltre 4 secoli di silenzio – prosegue Hector Villanueva,  raggiunto da Milano Etno TV per una intervista esclusiva – circa 60 anni fa  lo storico Faustino Espinoza Navarro decise di ridare vita a questa cerimonia. Ne scrisse una sceneggiatura in  lingua quechua,  la stessa dei progenitori  e la rappresentazione che ne derivò divenne ben  presto simbolo dell’identità del popolo peruviano disperso per il mondo e occasione per riaffermare il legame con le proprie radici”.   Invitati dai discendenti dell’Impero Inca  (n.d.r Tahuantinsuyo in lingua quechua: il termine si riferiva alla divisione territoriale dell’impero in quattro suyo o regioni e deriva dalla parola quechua  tahua che significa “quattro”, alla quale si aggiunge il suffisso   –ntin, giunto, congiunto,  e dalla parola suyo che significa regione. Infatti, Tahuantinsuyo vuol dire Le quattro regioni unite.) il 24 sera  hanno salutato il Sole un rappresentante della Bolivia e un esponente degli  Uros, abitanti nell’isola galleggiante del lago Titicaca , che hanno parlato nella loro lingua, rispettivamente l’aymara e la piquina. “Questo è un invito alla fratellanza – conclude Hector Villanueva – perché questa festa possa offrire non solo un grande spettacolo ma anche un arricchimento spirtuale ”. E davvero questo gesto di inclusione  mette in luce il senso di questa cerimonia al Milano Latin Festival: celebrare Inti Raymi non  è solo rinsaldare la comunità  peruviana intorno ad un antico rito ma far conoscere all’Italia la grande civiltà da cui discende il popolo peruviano, di cui una gran parte, 5 milioni su 32, ancora parla la lingua quechua, tramandata nei secoli da padre in figlio e ancora in grado di far rivivere davanti agli occhi di tutti, nello stesso momento , a Cusco come in Italia, Inti Raymi e la grande eredità dell’impero inca.

Photography  by Candy Carmona  ( Per gentile concessione  Milano Latin Festival)

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