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DALLA CINA CHE RIPARTE, MANDA 100 MASCHERINE AI SUOI COLLEGHI ITALIANI:”CE LA FARETE!”.

Si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato e ha scoperto cosa vuol dire essere un potenziale “paziente 0” nella Cina del Coronavirus. Ecco la sua storia.

Ha mandato un pacco di mascherine da Pechino per i suoi colleghi di Milano Stefan Liu ,  30 anni, da 6   impiegato  presso la filiale cinese di un’azienda di italiana, appena scampato dalla prima e più forte ondata del COVID 19. E’ un regalo simbolico, un modo per restituire alla vita il favore di averlo fatto passare attraverso l’inferno senza rimanerne incenerito, circa 70 giorni fa. 21 gennaio 2020, Stefan deve tornare  da Pechino a casa sua nella provincia dello Hunan, verso Sud. Come al solito non s’è ricordato di comprare il volo e , quattro giorni prima del Capodanno Cinese, non gli resta che il treno.  1600 chilometri e per giunta con un cambio di 4 ore  in una città che di lì a qualche giorno diventerà, da sconosciuta, la più nominata città cinese del mondo: Wuhan. “ La gente  nel treno era un po’ confusa – racconta Stefan a Milano ETNO TV – Il giorno prima, il 20 gennaio, era stata proclamata l’emergenza nazionale ma molti di noi pensavano che stessero esagerando e che ci fosse in giro un sacco di fake news. In quei giorni c’erano stati solo 100 contagi e uno o due morti. Il 30% dei passeggeri non aveva la mascherina ma io, prima di partire,  ne avevo comprate al volo due e me l’ero messe addosso entrambe. Sapete, sono sempre stato un po’ ipocondriaco 😊”.

Una vita da  “paziente 0 “.

Quando arriva a casa nello Hunan Stefan , senza saperlo, è già un ricercato perché nel frattempo Wuhan è diventata zona rossa. Per uno strano gioco del destino, rimanendo 4 ore nella città focolaio numero uno al mondo,  per le statistiche  Stefan risultava  essere stato tra i più rapidi ad esserne fuggito,  nonché il primo  dell’intera  gloriosa provincia, un territorio di 68 milioni di persone, patria di Mao Ze Tung,  a poter essere il “paziente 0”. “Ero un potential transporter,- continua Stefan- così mi telefonarono per invitarmi a fare rapporto e da li iniziò la mia quarantena domiciliare. I responsabili di  4 diversi enti -: l’ospedale, la polizia, il responsabile della comunità dei cittadini e la municipalità –  mi telefonavano tutti quanti ogni giorno per sapere se avevo la febbre, atterriti che potessi essere il “paziente 0” dell’ intero Hunan. Che Capodanno orribile!”.

L’accoglienza shock a Pechino, appena sbarcato dall’aereo

Ma Stefan non ha le febbre e, passato Capodanno in isolamento e con le pive nel sacco, può tornare a Pechino, anche se nel frattempo dalla casa madre di Milano hanno  già dato disposizione di non tornare a lavorare. “Sull’areo la gente si guardava diffidente .– ricorda Stefan – Tutti con guanti e mascherine, non ci si passava nemmeno una biro per paura del contagio. Ad un certo punto, una volta atterrati, vedo l’hostess dirigersi verso di me per dirmi di seguirla fino alla prima fila. Non vi dico la faccia  dei 300 passeggeri, specialmente quelli che mi erano stati seduti accanto  quattro ore. Molto buffo!” Ad attenderlo, per la gioia di tutti i compagni di viaggio,  questa volta c’è la polizia e un gruppo di infermieri in tuta bianca, che lo scortano nella sua casa a Pechino per iniziare una nuova quarantena, vigilato dal solito team di polizia, ospedale e rappresentante della living community per la verifica quotidiana della temperatura.  Anche questa volta Stefan sta bene, la temperatura è regolare.  Cosi dopo altri 14 giorni in isolamento per la sua seconda quarantena, munito di certificato di immunità,  finalmente è libero di girare per Pechino.

Pechino come la Cina: una città fantasma

Peccato che nel frattempo, siamo ormai al 17 febbraio, 4 giorni prima di Codogno, tutta la Cina si è rintanata in casa in auto-quarantena. “In tutta la Cina avevano disposto il blocco totale delle attività lavorative – industria, servizi, gran parte dei trasporti – garantendo solo i supermercati alimentari, i take away e le farmacie. Davvero non sapevi come spendere i soldi! Per andare a comprare da mangiare dovevi essere da solo e indossare la mascherina. Se non lo facevi i volontari della guardia civica, disarmati, ti bloccavano e se non obbedivi chiamavano la polizia che invece era armata.  Tutti  obbedivano, ma non per la polizia. A Wuhan avevano costruito in 10 giorni 2 ospedali per le terapie intensive e 12 per la quarantena. Eravamo atterriti. Avevamo paura di contagiarci e contagiare la famiglia e la nostra “community”.  In qualunque momento potevo controllare un sito dove c’erano i numeri dell’epidemia, aggiornati in tempo reale. Quando  uscivo per comperare da mangiare stavo a minimo 20 metri a ogni essere umano che vedevo aggirarsi, anche se ce n’erano pochissimi. La gente stessa se non rispettavi le regole della quarantena ti giudicava un assassino”.

Il coronavirus arriva in Germania

Siamo ormai al 21 febbraio, solo un mese dopo l’inizio dell’emergenza nazionale del 20 gennaio, che  in realtà avrebbe dovuto iniziare molto prima. Perché nel frattempo il COVID 19 è arrivato in Germania, ha trovato un ospite europeo e da lì è arrivato, in Italia, in Lombardia, a Codogno. E da qui la storia la conosciamo meglio noi. “Quando vedevamo che avevate dubbi se cancellare o meno il Carnevale di Venezia -prosegue Stefan – pensavamo ad un suicidio di massa”. E  mentre l’Italia ogni  giorno si avvicinava ad essere la Wuhan del mondo occidentale, nella vera Wuhan le cose stavano cambiando.

Il momento in cui la Cina ha visto la luce in fondo al tunnel

 “   Dalla fine di febbraio, nelle altre province i contagi iniziarono a diminuire fino ad arrivare a 0, dimostrando che il contenimento era possibile. Ma la prima vera speranza è arrivata  da Wuhan, con la notizia che nei due ospedali delle terapie intensive cominciavano ad esserci letti vuoti”. 

Le provincia cinese che ha “adottoato” l’Italia

Ora in Cina c’è un grande desiderio, anche politico,  di aiutare. “Alcune tra le più potenti province cinesi – conferma Stefan – hanno “adottato” i  paesi  in difficoltà: Shanghai l’Iran,  Shangdong, la Corea  e la provincia di Sichuan ha scelto di aiutare l’Italia. Alcuni  medici che sono arrivati a Fiumicino la sera del 12 marzo grazie alla collaborazione della Croce Rossa Cinese e Italiana arrivano proprio dall’Ospedale della Cina Occidentale di Sichuan”. Un’iniziativa che ci aiuta a tener duro anche se è ancora difficile per  l’Italia vedere la fine di tutto questo disastro. “ I nostri esperti in epidemie – conclude Stefan Liu – hanno visto che il virus in Italia segue la stessa curva della provincia dell’Hubei dove sta Wuhan che per noi è la vostra Lombardia. E’ matematico, per contenere vi hanno dato quasi le stesse misure e tra tutte è cruciale l’auto-quarantena . Io ne ho fatte due, ma a Wuhan la gente è stata in casa anche 40 giorni. Quindi, restate a casa,  e per fare la spesa, usate le mie mascherine 😊!

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