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SABA ANGLANA: “I SOGNI COSTRUISCONO GEOGRAFIE POTENTISSIME “

Il 1 luglio a Palazzo Carignano  in scena “La mia geografia” di Saba Anglana, Cheikh Fall e Fabio Barovero  nell’ambito di una collaborazione tra Musei Reali, Musei Piemonte e Università di Torino

Se si dice “geografia” si pensa alle interrogazioni da preparare a memoria, alle capitali e al nome degli abitanti dei vari Stati, ai confini fisici e politici, insomma a una materia nozionistica e mnemonica. Ma se a parlarne è Saba Anglana, attrice, cantante, doppiatrice, drammaturga di origine etiope ma nata in Somalia da un papà italiano, ufficiale dell’esercito di Mussolini e da una mamma etiope, discendente da un campione della resistenza del suo Paese, allora la geografia si riscatta, riconquista la sua dimensione più profonda e diventa, per dirla con una parola inventata dalla stessa autrice, “geosofia” , il pensiero sulla Terra.  Così dalle mappe dei luoghi si passa a riflettere su di essi e a quello che rappresentano per chi di loro sogna.  Attraverso la voce narrante di una suadente cantastorie che ci parla e ci canta  della saga emblematica della sua famiglia in italiano, somalo,  inglese e persino nel linguaggio dei gabbiani,  scopriamo che ogni Paese, oltre a essere una cartina geografica, può anche essere un sogno, un incubo o entrambi, in momenti diversi delle propria vita. Così la Somalia, luogo natale ma non di origine, terra matrigna  da cui scappare alla volta dell’Italia, arrivata a Torino, dinanzi alla mappa del nostro Stivale, diventa più “patria” che mai, anche se la patria in quanto “paese del padre” per la piccola Saba è proprio la terra dove è nato il suo italico papà. Storytelling, recitazione, canto nonché l’accompagnamento musicale di Cheikh Fall alla kora e alle percussioni e di Fabio Barovero , tastiere ed effetti elettronici , sono le modalità che si alternano nella complessa sceneggiatura dell’opera-concerto , perché non solo di concerto a nostro avviso di può parlare,  e convergono nella comune direzione  di affermare che ogni cittadino della Terra deve avere il diritto di scegliere il luogo in cui vivere.  L’iniziativa che , è il caso di dirlo, “ha avuto luogo” a Palazzo Carignano il 1 luglio, anniversario dell’indipendenza della Somalia dall’Italia nel 1960,  si inserisce nel programma di conferenze, spettacoli e laboratori didattici promosso nell’ambito di un ampio progetto dedicato alla conoscenza e al restauro di oggetti e manufatti africani presenti nelle collezioni appartenute a Casa Savoia – soprattutto in Armeria Reale, Biblioteca Reale e nei castelli di Agliè e Racconigi. Come ha ben spiegato Cecilia Pennacini, professoressa ordinaria di Antropologia culturale e direttrice del Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università di Torino, che, insieme a Elena De Filippis, direttrice regionale Musei Piemonte e Abdullahi Ahmed, consigliere comunale della Città di Torino,   ha accolto il pubblico intervenuto,  l’ambiziosa opera di ricognizione e restituzione al tempo presente  è stata intrapresa nell’ambito di un protocollo di intesa siglato nel novembre 2022 tra la Direzione regionale Musei Piemonte, i Musei Reali e l’Università di Torino – Museo di Antropologia ed Etnografia del Sistema Museale di Ateneo. Il percorso avrà il suo debutto pubblico grazie alla mostra Africa. Le collezioni dimenticate, in programma dal 27 ottobre 2023 al 25 febbraio 2024 nelle Sale Chiablese dei Musei Reali, con l’esposizione al pubblico di circa 150 manufatti provenienti dalle collezioni sabaude e dal Museo di Antropologia, occasione in cui si spera di poter assistere ancora una volta alla spettacolare performance “La mia geografia”  di Saba Anglana, Fabio Barovero e Cheikh Fall.  

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