Il 20 marzo la 35° edizione del festival del cinema del 3 continenti inaugura a Milano al cinema Godard della Fondazione Prada
La sera del 20 marzo alle 20:00 inizia ufficialmente la 35 esima edizione del Festival del Cinema Africano d’Asia e America Latina – una produzione COE ETS e Fondazione Terre des Hommes Italia ETS – offrendo al pubblico dell’opening night l’anteprima italiana del film No Good Man della regista afghana Shahrbanoo Sadat. In questo 2026 la selezione compiuta su più di 500 opere dalle due direttrici artistica Annamaria Gallone e Alessandra Speciale offre 10 giorni di proiezioni, 47 film e di cui 23 prime italiane, 1 prima internazionale e 1 prima europea, incontri con gli autori ed eventi speciali dedicati al cinema e alle culture di Africa, Asia e America Latina, che si svolgeranno in presenza nelle seguenti sale: Cinema Godard di Fondazione Prada, Cineteca Milano Arlecchino, Cineteca Milano MIC e Auditorium San Fedele. Una selezione di 37 film della programmazione cinematografica sarà inoltre disponibile online su MYmovies.it, offrendo al pubblico un’esperienza accessibile in tutta Italia.Ecco quindi una guida ai film delle 6 sezioni della programmazione cinematografica prevista per il FESCAAAL 2025:
Concorso Lungometraggi Finestre Sul Mondo
Propone un’accurata selezione di 10 film in anteprima italiana selezionati tra le recenti produzioni di fiction e documentari provenienti dai 3 continenti. Dal concorso Un Certain Regard di Cannes 2025 arrivano ben cinque film in prima italiana: il film di apertura a Cannes, Promis le ciel di Erige Sehiri, vincitore al Marrakesh IFF, che racconta l’odio crescente in Tunisia verso gli immigrati africani e la resilienza di tre straordinari personaggi femminili – tra le interpreti la star Aïssa Maïga. Il film è un’anteprima condivisa con il MedFilm Festival di Roma ed è presentato in collaborazione con l’Institut français Milano; Un poeta, del regista colombiano Simón Mesa Soto – già vincitore al FESCAAAL 2022 con il film Amparo – è una riflessione sulla solitudine dell’artista, sul talento e sulla purezza della poesia autentica. Il film ha vinto il Premio della Giuria e altri dieci riconoscimenti nei festival internazionali e uscirà in sala con Cineclub Internazionale; Laundry, opera prima della sudafricana Zamo Mkhwanazi, narra la storia di un giovane aspirante musicista e della sua famiglia, che tenta faticosamente di gestire un’attività in proprio durante l’epoca dell’apartheid; Aisha Can’t Fly Away, esordio dell’egiziano Morad Mostafa, è un thriller urbano girato nel cuore del Cairo, in cui una badante sudanese è ricattata da un racket locale; Homebound di Neeraj Ghaywan, di cui Martin Scorsese è produttore esecutivo e mentore, segue il percorso di due amici d’infanzia nel delicato passaggio verso il mondo del lavoro, una storia di fratellanza e di lotta contro le barriere sociali (il film uscirà in sala con Wanted Cinema). Dalla Berlinale 2026 arrivano due primizie: Ghost School della regista pakistana Seemab Gul, coming of age di una bambina alla ricerca della verità sulla chiusura della sua scuola “stregata”, e dall’Egitto l’opera seconda di Mohammed Hammad, Safe Exit, thriller psicologico incentrato sul personaggio di Samaan, giovane custode di un palazzo, la cui vita è segnata dalla violenza religiosa. Dalle montagne del Sikkim arriva un’altra intensa voce femminile di questa selezione: Shape of Momo di Tribeny Rai, ritratto delicato e potente di una giovane che sceglie di non piegarsi alle convenzioni (l’anteprima è condivisa con il Festival C-Movie e il film sarà distribuito da Kitchenfilm). Dal Toronto IFF presentiamo un film in lingua quechua, La hija cóndor di Álvaro Olmos Torrico, ambientato negli spettacolari paesaggi delle Ande boliviane, che racconta la storia di Clara, una giovane dalla voce straordinaria, divisa tra l’attaccamento alle proprie radici e il sogno di diventare cantante in città. Prima nazionale condivisa con La Nueva Ola – Festival del Cinema Spagnolo e Latino-americano di Roma. Ancora dall’America Latina arriva La reserva, film messicano di Pablo Pérez Lombardini, vincitore di tre premi al Festival di Morelia, che intreccia dimensione intima e politica in una storia di resistenza ambientale e umana, con un forte personaggio, Julia, ranger di una riserva minacciata dal disboscamento illegale.
Concorso Cortometraggi Africani: i migliori corti dall’Africa e dalla diaspora africana
La sezione nasce con l’obiettivo di sostenere i giovani autori africani ai loro primi passi nel cinema e di offrire uno sguardo sulle nuove tendenze, i linguaggi emergenti e le più interessanti sperimentazioni del cinema africano contemporaneo. La sezione competitiva conta 10 cortometraggi, di cui 6 anteprime italiane, 1 europea e 1 internazionale. Dal Sundance 2026 il cortometraggio d’animazione The Bird’s Placebo del tunisino Rami Jarboui, racconto simbolico di un giovane rimasto invalido durante una traversata che si reincarna in un uccello magico. Dal prestigioso Festival dei corti di Clermont-Ferrand 2026 ben quattro titoli: il vincitore del Grand Prix, Coeur bleu di Samuel Suffren, ritratto di attesa e resistenza quotidiana nella Haiti contemporanea; Vultures del sudafricano Dian Weys, parabola brutale e claustrofobica sulla società sudafricana, vincitore dell’UniFrance Grand Prize a Cannes 2025; Zizou di Khaled Moeit, storia di bullismo ambientata nella periferia di una città egiziana; Soleil pâle di Adrian Moyse Dullin e Jawahine Zentar, affronta con delicatezza una relazione padre-figlio segnata dalla malattia. Dal Festival di Toronto, Bam Bam di Tolulope Itegboje (Nigeria), dove un adolescente timido e inquieto si confida con l’intelligenza artificiale. Premiato al Cinemed di Montpellier 2025, Mme Faiza & Dr. Love della tunisina Anissa Daoud è una commedia agrodolce sulle vicissitudini di una badante che si emancipa diventando sex therapist. Premiato alla Berlinale 2025, Ne réveillez pas l’enfant qui dort del senegalese Kevin Aubert racconta la catarsi di una giovane donna come forma di rivolta. Dal Festival di Rotterdam 2026, Submergido di Ariel Añez (Mozambico) esplora il legame profondo tra un padre e un figlio separati dalla guerra. Dal Marocco un altro film a regia femminile, Paradise Garden di Sonia Terrab, sulla lotta per i propri diritti di una donna cacciata con il figlio da una baraccopoli.
Concorso Extr’a dedicato ai film di registi italiani (o residenti in Italia).
I film selezionati restituiscono uno sguardo plurale e contemporaneo sull’Italia e sui suoi legami con Africa, Asia e America Latina. Le opere selezionate, molto diverse per linguaggi e formati, spaziano dal lungometraggio al cortometraggio, dal documentario alla finzione, dal racconto intimo a quello politico, mettendo in dialogo esperienze personali e dinamiche collettive. Nel loro insieme, i film confermano la vitalità di una nuova generazione di cineasti capaci di interrogare la realtà multiculturale italiana e transnazionale, sperimentando forme narrative ibride e offrendo prospettive inedite su società in trasformazione. Anche questa sezione è già completata con 16 film (cortometraggi e lungometraggi), tutte anteprime milanesi e 3 prime italiane. Tra i titoli selezionati: la prima italiana di Pavilhão di Victoria Fiore, in cui una giovane ragazza di una favela guida lo spettatore alla scoperta delle radici afrobrasiliane della samba. Tra i lungometraggi: il racconto intimo di Salvatore Allocca in Residence Hammamet – Il Maktub secondo mia madre che si confronta con la madre che vive una seconda giovinezza nella località di mare tunisina; Federico Ferrone e Michele Manzolini in I fratelli Segreto riflettono sull’emigrazione italiana di fine ’800 con la storia di tre fratelli divenuti, da piccoli criminali, re della notte carioca e primi cineasti della storia del Brasile; dal Cile, Ni primera ni dama di Barbara Cupisti che ritrae una donna d’eccezione, Irina Karamanos, la prima First Lady a rinunciare al ruolo rifiutando di essere solo una figura simbolica; un’altra regia al femminile, Waithood di Paola Piscitelli, racconta la storia di Mauro, un ragazzo di Napoli, e il suo viaggio a ritroso nel Paese della sua infanzia, Capo Verde. La selezione presenta anche tre film di giovani talenti italo-africani, il lungometraggio Lievete da annanze ‘o sole di Halim Mohammed e i cortometraggi On rougit d’abord de son crime, puis on s’y habitue di Mariam Al Ferjani (in prima nazionale) e Festa in famiglia di Nadir Taji: quest’ultimo è appena rientrato nella short list dei David di Donatello insieme a un altro corto del nostro concorso, Astronauta di Giorgio Giampà. Da un laboratorio condotto da Pedro Costa in Messico, dal titolo “Into the dark, into the light”, abbiamo selezionato due corti che si muovono su un terreno sperimentale ed emotivo: El conejo lunar di Giuseppe De Lauri e De donde vienes, Silencio di Niccolò Donatini. Sempre dall’ America Latina, da Cuba, il corto in prima italiana di Nathan De Paz Habib, Primer encuentro, sull’incontro carico di tensioni emotive tra un padre e un figlio ormai troppo distanti. Dalla NABA di Milano arriva Eden della giovane regista di origine dominicana Lisaly Martinez, che dipinge il ritratto di un gruppo di ragazzi di origine maghrebina nella periferia milanese; un ironico e inquietante nail shop cinese è protagonista in Emy Nails di Camilla Carè, mentre la ricerca di un equilibrio personale tra il radicamento culturale e la scoperta dell’Altro di un giovane maghrebino a Parigi è al centro di Wallah di Ida Pellegrino. Infine, La femme qui marche di Francesco Clerici e Khaoula Matri, raccoglie le testimonianze di donne segnate da abusi e violenze lungo il doloroso percorso migratorio dall’Africa all’Europa.
La Sezione Flash, i film evento del FESCAAAL
Raccoglie i film/evento del Festival: anteprime italiane di rilievo che presentano le opere recenti di registi affermati, film acclamati dalla critica o premiati nei maggiori festival internazionali. Tra i titoli in programma l’anteprima italiana della nuova opera di Alain Gomis, regista da sempre legato al festival: Dao, recentemente presentato in concorso alla Berlinale. Segue un talk con l’autore. L’evento è organizzato in collaborazione con Fondazione Prada. Cineasta franco-senegalese, autore di Aujourd’hui (2013) e di Félicité (Gran Premio della Giuria alla Festival di Berlino 2017), con Dao Gomis firma un’opera personale e toccante che fonde documentario e finzione per raccontare la storia e il patrimonio culturale di una famiglia sospesa tra presente e passato, tra Francia e Africa. Dall’Iraq arriva a Milano anche Mohamed Jabarah Al-Daradj con la sua ultima opera, Irkalla: Gilgamesh’s Dream, una riflessione intensa sulla condizione dei bambini nelle zone di conflitto, costruita attraverso l’intreccio di realtà cruda e dimensione onirica. Due amici orfani vivono per le strade di Baghdad durante le violente manifestazioni del 2019, affrontando insieme le difficoltà quotidiane di una città segnata dalla guerra e da profonde tensioni sociali.
L’attore palestinese Saleh Bakri, membro della Giuria Internazionale di questa 35ª edizione, presenterà al pubblico uno dei film più acclamati nei festival internazionali dell’autunno 2025, Palestine 36 della regista palestinese Annemarie Jacir. Il film rievoca la grande rivolta araba del 1936 contro il Mandato britannico, restituendo sullo schermo un momento cruciale della Storia palestinese. Attraverso uno sguardo epico ma radicato nelle vicende individuali, il film intreccia memoria collettiva e destino personale, raccontando la nascita di una coscienza nazionale in un tempo segnato da tensioni, repressione e desiderio di autodeterminazione. Un’opera che ci racconta il passato dialogando apertamente con il presente.
In collaborazione con l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano e il Far East Film Festival presentiamo l’anteprima italiana di Take Off del regista cinese Pengfei Song, un’opera calata nella Cina degli anni ’80, quando il Paese comincia ad aprirsi a nuovi immaginari culturali. Tra fabbrica, amore, una dance hall dal sapore occidentale e fallimenti, un operaio non si dà per vinto e continua a inseguire il sogno di librarsi in volo.
I Fuori Concorso.
Questa sezione non competitiva raccoglie film evento che non rientrano nelle categorie succitate. Tra i titoli l’ultima opera di Giuseppe Carrieri, Libro delle ombre, in cui il regista incontra gli hibakusha, ossia i superstiti della bomba atomica di Hiroshima, che danno voce a una ferita ancora aperta e, purtroppo, ancora di bruciante attualità. Il film è una riflessione lirica sulla pace, un diritto che chi ha vissuto la guerra non cesserà mai di santificare.
Omaggio a Shahrbanoo Sadat In occasione del film d’apertura, No Good Men, in cui la regista coraggiosamente offre un ritratto autobiografico della condizione femminile a Kabul appena prima del ritorno dei Talebani nel 2021 . FESCAAAL e Fondazione Prada celebrano Shahrbanoo Sadat con un Omaggio che include anche la proiezione dei suoi due lungometraggi precedenti. Nata in Afghanistan e formatasi tra Kabul e l’Europa, Sadat ha costruito un’opera che mette al centro personaggi sospesi tra tradizione e modernità, realtà e immaginazione. Fin dall’esordio con Wolf and Sheep (2016), premiato alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes, la regista ha rivelato un talento raro nel raccontare l’infanzia, il desiderio di emancipazione e la complessità della condizione femminile in contesti segnati dal conflitto e dal patriarcato. Con The Orphanage (2019) ha proseguito un percorso personale, mescolando musical, racconto di formazione e memoria degli anni Novanta a Kabul. In un momento storico in cui la voce delle artiste afghane è più che mai fragile e necessaria, l’Omaggio a Sadat offre l’occasione di attraversare un cinema libero, stratificato e profondamente politico, capace di reinventare le forme del racconto senza perdere il contatto con la realtà. L’opera di Shahrbanoo Sadat si impone come un gesto di resistenza poetica e di immaginazione radicale.
