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RAZZISMO A PAVIA:  NUOVA CASA PER LA MAMMA E LE FIGLIE PERSEGUITATE DAL VICINO

Svolta nel caso di Reine Atadieu Djomkam e delle sue due figlie,  vittime per anni delle violenze verbali e fisiche del vicino del piano di sotto: lasciano il quartiere. La donna: “Ho perso il conto delle denunce”.

“Ho letto in un articolo che la polizia protegge le donne. Allora perché non proteggete la mia mamma. Guardate questo video! Ma qui in Italia esiste la giustizia?”   Sono le parole Sofie (nome di fantasia),  una bambina dodici anni e nel video c’è la sua mamma Reine che viene picchiata dal vicino di casa perché è africana. E’ toccato alla ragazzina riprendere Reine mentre veniva picchiata dal vicino la sera del  3 agosto 2025,  facendosi coraggio contro la paura perché sperava che con quella prova sarebbe finito tutto quello aveva visto succedere sotto ai suoi occhi da quando aveva 8 anni. I cattivi in prigione i buoni felici e contenti  dentro la loro casa. E invece no. Denuncia fatta, il video messo agli atti e il violento a piede libero.   Non  si tratta del trailer dell’ultima stagione di Narcos,  Sofie e Reine sono  una mamma e una bimba reali  e non vivono nei peggiori bar di Caracas,   ma a Pavia.  C’è anche Marie (anche questo un nome inventato per proteggere le ragazza)   la figlia maggiore di 19  anni a formare la loro piccola famiglia di origine africana, tutta al femminile,  protagonista di una vicende recentemente assurta agli “onori” della cronaca grazie all’interessamento di Fanpage.it.  che a Reine ha dedicato un servizio.

L’arrivo a Milano come rifugiata politica nel 2011

Una storia che inizia a Milano nel 2011 quando Reine allora 21enne  arriva dal Camerun come rifugiata politica. “A Milano stavo bene – racconta Reine in una intervista esclusiva per Milano Etno TV –  è una città che mi ha accolta e rispettata. Ma poi mi sono fidanzata e sono  andata a vivere  con il mio ragazzo nella sua città, Pavia”. Dall’unione nasce la piccola Sofie e dopo qualche tempo dall’Africa li raggiunge Marie  che Reine ha avuto dal primo matrimonio. Questo ménage si spezza nel 2015 , il compagno se ne va e Reine  deve lasciare la casa insieme alle bimbe perché non può pagare l’affitto Sfrattata,  si trasferisce prima in un centro  di accoglienza e poi in un casa transitoria dove rimane 5 anni.

In aiuto di Reine l’Assemblea per il diritto alla casa di Pavia

Sempre al suo fianco fin dal momento dello sfratto l’ Assemblea per il diritto dalla casa di Pavia,  gruppo di inquilini e attivisti  che  si batte per l’emergenza abitativa della città lombarda. Grazie a loro fa domanda per la casa popolare e dopo lunga attesa nel 2021 finalmente  arriva un appartamento nelle case popolari di via Scala e con  la casa arrivano i guai. “Fin dai primi giorni, durante il trasloco – continua Reine – il signor R (lo chiameremo  così  in questo racconto e la R sta per  razzista, se non fosse chiaro), ci diede il suo “benvenuto” dicendo che quella era una casa per italiani e non per africani e che dovevamo tornare al nostro paese.

Le violenze psicologiche del vicino e la vita “sottovoce” delle ragazzine

Dal giorno in cui ci stabilimmo nella nuova casa, iniziarono le sue urla ogni volta che secondo lui facevamo rumore. Fu così’ che le mie bimbe di 8 e 16 anni impararono a vivere solo sottovoce”.  Ma non fu abbastanza cercare di non disturbare e il vicino di casa di lì a poco passa all’aggressione. Il primo atto di violenza è nei confronti di Marie , che come abbiamo detto ai tempi ha 16 anni. A marzo 2021 dopo due mesi dal loro arrivo  viene bloccata dal signor R  sul portone e così minacciata: “Ora ti ammazzo e poi vado a tagliare la testa a tua mamma”.  Lei si divincola, scappa a scuola e si tiene dentro tutto. Capisce che è solo per farle paura ma non è giusto e la sera parla.

I maltrattamenti continuano per anni senza che nessuno blocchi il vicino

La mamma chiama la polizia ma non c’è flagranza  allora fa denuncia  , seguita dall’intervento del tribunale dei minori dinanzi al quale Reine e Marie  si presentano e dinanzi al quale non si presenta invece il signor R.  Finisce tutto nel nulla incredibilmente e questo “nulla” ha purtroppo l’effetto di far capire al signor R che può continuare così, facendola franca . Da quel giorno in poi c’è un’escalation di aggressioni e di altrettante denunce   senza che nulla venga fatto all’aggressore.

L’aggressione nella notte del 3 agosto 2025

E’ cosi che si arriva al 3 agosto 2025. “Quella sera  stavo andando  a prendere la mia figlia più grande  –racconta Reine – perché stava seguiva uno stage da MacDonald quando mi chiama al cellulare  la piccola. Il vicino di casa era fuori dalla nostra porta che  le stava urlando “Apri prima che ti uccido ”. Corro  a casa e mentre sto salendo le scale, il vicino scende verso di me  urlando e mi dà uno spintone. Io cado indietro sui gradini  e intanto urlo a  mia figlia di correre a fare il video  mentre lui mi mette le mani addosso”.  Sofie riuscirà ad avere la prova dell’aggressione di cui è stata vittima la sua mamma. Il suo video verrà mostrato  alle autorità in fase di denuncia ma sarà molto più efficace l’iniziativa degli amici di Reine, la comunità africana di Pavia che lo mandano  all’Assemblea per il diritto della casa e a “Non una di meno Pavia” che a loro volta lo inviano alla Provincia Pavese che lo pubblica. Lo  nota una giornalista di Fanpage.it che si attiva con un articolo portando alla notorietà nazionale il caso.  Mentre l’ennesima denuncia non ottiene  nessuna azione restrittiva nei confronti del vicino, la notorietà acquisita sui media per le sue gesta rimaste impunite lo spinge a vendicarsi rincarando la dose.  E’ qui che iniziano a succedere  cose grandi e piccole che risarciscono almeno in parte Reine e le figlie dagli anni di violenza.

Gli altri vicini di casa sostengono Reine e le figlie: “Non siamo tutti cosi!”

“Un altro vicino di casa – racconta Reine –  qualche sera fa si è presentato con tre pizze per chiedere scusa a nome di tutto il vicinato e per dirci  che non sono tutti come quello del piano di sotto”. Gli attivisti dell’Assemblea per il diritto alla casa riescono a trovare una soluzione anche se non per subito, la casa nuova c’è ma si parla  di inizio 2026. “Quando ha saputo la nostra storia – conclude Reine  – una signora della mia comunità mi ha detto che non poteva rimanere ad aspettare che arrivasse il giorno del mio funerale senza fare nulla e  di non stare più un solo giorno in quella casa.

A giorni la nuova casa, ma il vicino ha ottenuto con la violenza ciò che voleva

Ora viviamo tutte insieme  da lei , in attesa della nuova abitazione. Le mie bambine sono ancora traumatizzate quando ridono  si coprono ancora  la bocca per non fare rumore. Fanno fatica a pensare che in una casa italiana si possa parlare normalmente e continuano a parlare sussurrando”. Ma anche se con un sussurro,  la figlia piccola di Reine con i suoi 12 anni,  è riuscita fare ai rappresentanti dello Stato la domanda più urgente  di tutta questa storia: ma qui in Italia esiste la giustizia?

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