GLI ISPIRATORI

ANTONINO LOVERDE “EL ABOGADO DEL PUEBLO”: UNA VITA PER GLI IMMIGRATI

Lo abbiamo seguito ogni settimana su Milano Etno TV nella rubrica “Diritti e doveri”; umano e giusto al tempo stesso, ecco la sua storia.

Si chiama Antonino Loverde ma tutti a Milano  lo conoscono come “El Abogado del pueblo”. Esperto  di diritto dell’immigrazione, creatore nel 2009 di una famosa associazione di orientamento legale per stranieri di nome “PARA TODOS”  di cui parleremo tra breve, Loverde si è conquistato il suo epiteto come un tempo facevano gli eroi, sul campo di battaglia.

La storia del soprannome El Abogado del Pueblo

“ La storia di questo soprannome -ricorda l’avvocato nell’intervista esclusiva per Milano Etno TV – risale al 2009, quando facevo consulenza presso consolato dell’Equador che allora era in  via Vittor Pisani al civico 9. Ebbene, mentre stavo ricevendo, la console dell’epoca uscì dal suo ufficio e vide la sede piena zeppa di gente. Pensando a qualche emergenza, chiese allarmata cosa stesse succedendo per scoprire che quella moltitudine stava aspettando di parlare con me. Al che esclamò “Allora lei è veramente “el Abogado del Pueblo”! Il passaparola dei presenti  ha  poi fatto la storia”.  Anzi la leggenda diremmo noi. E’ proprio nel 2009 infatti  che la popolarità  dell’avvocato presso la comunità latina milanese ha il suo apice come “professionista”,  tanto da spingerlo al passo successivo, l’apertura di PARA TODOS,  che lo farà entrare di diritto nella categoria  “benefattori” . Ma come avrà fatto un siciliano doc, immigrato pure lui, a raggiungere tale notorietà nell’ambito della sua professione, in una città competitiva come Milano?

Dalla Sicilia a Milano: le prime sanatorie  per gli immigrati

Facciamo allora un passo indietro e arriviamo a metà degli anni 90 quando la Milano da bere aveva dovuto buttar giù calice amaro di Mani Pulite e la quantità degli immigrati aveva raggiunto una massa critica  tale da cambiare fisionomia ai quartieri,  alle scuole, a ispirare legislatori ( Martelli e la sua famosa legge). Loverde ha 28 anni e dopo poco si deve cimentare con la prima sanatoria per regolarizzare i clandestini  nel 1998-99 confrontandosi con  la comunità rumena , latina , nordafricana e  macinando esperienza per strada, in coda in questura,  trovandosi spesso a fare da interprete, mediatore culturale,  traduttore di moduli, pacificatore di animi, psicologo familiare.  Nel 2002 il governo vota un nuovo decreto di regolarizzazione dei clandestini  che a Milano  viene chiamato “ la sanatoria del PERU” per il peso numerico di questa comunità e quella dell’Equador rispetto alle altre.

Una scelta di campo: la comunità latinoamericana

Loverde, sempre in prima linea,  con il popolo latino si sente in famiglia. “ Sentivo nei miei clienti lo stesso rispetto per la figura dell’avvocato e la stessa la serietà nel voler seguire le soluzioni consigliate – ricorda Loverde –  a cui ero abituato al mio paese in Sicilia. Così  nel 2003 feci una scelta di campo e mi dedicai alla comunità latina in priorità” . Diventa consulente per vari consolati, il suo nome gira e nonostante la richiesta, mantiene tariffe sostenibili. “ Una volta un console mi chiese per quale motivo mi facessi pagare cosi poco. Io risposi che io mi facevo pagare il giusto, erano le tariffe degli altri che erano esagerate”. Nel 2008 inizia la collaborazione con la rivista mensile  Para Todos del peruviano Mariano Sanchez e del cileno Ricardo Quiroga che pubblicava in 4 lingue  ( italiano, spagnolo, inglese e francese) in modo da poter essere letta da più comunità straniere possibili, rispondendo a quesiti sul “come si fa” che riempivano una pagina intera. “ Ai tempi le edizioni erano ancora cartacee -.racconta Loverde  – e la gente conservava i numeri della rivista come fossero dispense di un corso di formazione”. 

Da consulente a benefattore: la nascita di PARA TODOS

La consapevolezza di questo bisogno di orientamento che Loverde  sviluppa i lavorando per la rivista, per i consolati, per i suoi stessi disorientati clienti  lavora nella coscienza dell’ex immigrato che nel 2009 decide di scendere in campo con una iniziativa sociale, per il bene di quel pueblo che lo ha assunto a vita come legale di fiducia.  Loverde dà vita così ad una associazione no profit che chiama PARA TODOS,  per la cui sede  fin dall’inizio sceglie il format dello “sportello”.  “Aperta sulla strada, come se fosse un negozio – racconta l’avvocato  – la sede dell’associazione  doveva essere accessibile  come i suoi servizi. Non  era  solo semplice consulenza.  Insieme alla dottoressa Ana Beatriz Mancero  ci consideravamo “ortopedici del diritto” perché ci occupavamo delle sue lesioni. In tutti questi anni  mi sono ispirato a due principi.

Essere “regolari” non è solo burocrazia

Da un lato ho sempre messo in chiaro ai miei clienti che  ottenere il permesso di soggiorno comporta come conseguenza  il dover stare alle regole dello Stato che te lo concede, anche solo perché si è più visibili,  tracciati, insomma  si è cittadini regolari 24 ore al giorno. Dall’altro non ho mai illuso nessuno con la speranza di ricorsi che l’avrebbero lasciato più povero e con un pugno di mosche. Ho sempre preferito  dire chiaramente “no, non si può” con il rischio di perdere un cliente ma con la prospettiva di trovare strade magari più lunghe ma percorribili”. Ora la sanatoria 2020 che  sta per terminare  il 15 agosto ha visto l’avvocato Loverde nuovamente il prima linea, oltre che come professionista anche  come  consulente per Milano Etno TV sulla cui pagina facebook  sono apparse le sue video interviste, piene di consigli e anche di straordinaria empatia per lo straniero.

“Il segreto della mia empatia? In una foglia di basilico

Da dove nasce questa grande umanità? Forse anche il nostro avvocato ha sofferto qualche forma di razzismo NORD SUD tutto italiano? “ Devo dire sinceramente di no – conclude “el Abogado del Pueblo” –  La vera ragione per cui simpatizzo cosi facilmente con lo straniero è in definitiva, sentimentale.  A volte mi invitano a pranzo e cercano sempre di farmi il loro piatto nazionale di cui decantano con nostalgia gli ingredienti evocando ad esempio l’odore del coriandolo, una spezia cosi caratteristica della cucina peruviana, per ricordare il mercato di spezie dove lo comperavano. Ebbene quando io trovo una foglia di basilico fresco e lo sfrego nel palmo della mano, mi succede la stessa cosa. Come per loro il coriandolo,  il basilico mi fa  ritrovare con il cuore  in un posto la cui mancanza non sono mai riuscito a colmare: la mia Sicilia”.

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