CRONACA

BRASILE: GLI ABITANTI DELL’AMAZZONIA DURAMENTE COLPITI DAL COVID-19

Il nuovo coronavirus rappresenta una minaccia mortale per le popolazioni indigene dell’Amazzonia. Una ONLUS italiana in prima linea per contrastare la pandemia.

Nuovi contagi e nuovi decessi si registrano ogni giorno in Brasile ma è l’Amazzonia la regione a più alto rischio. Il virus si sta diffondendo con grande velocità, il 90% dei comuni è già colpito, anche nell’entroterra, nei villaggi isolati e nelle terre indigene, dove si registrano numerosi decessi.

© Emiliano Mancuso

Impossibile dire esattamente quanti siano i casi, si riportano migliaia di contagi ogni giorno ma le cifre sono sottostimate perché la disponibilità di tamponi è scarsa e la mancanza di comunicazione con le popolazioni isolate non permette un controllo capillare.

 
Dal piccolo villaggio di Xixuaú, sulle sponde del Rio Jauaperi, nel cuore della foresta, ci parla la biologa italiana Emanuela Evangelista, presidente di Amazônia Onlus, organizzazione che dal 2004 opera per offrire salute, formazione, lavoro, reddito e uno sviluppo sostenibile agli abitanti del Parco Nazionale del Rio Jauaperi, tra gli stati di Amazonas e Roraima.

“La pandemia in Amazzonia presenta ancora una crescita esponenziale e senza un’azione immediata l’impatto sarà sproporzionato. Lo stato degli ospedali è drammatico: mancano letti, mancano respiratori e rifornimenti. Le cattive condizioni sociali ed economiche della regione e le grandi distanze non stanno aiutando ad affrontare l’emergenza.”

Il Parco Nazionale dello Jauaperi, nell’Amazzonia brasiliana settentrionale, ospita circa 1000 nativi residenti in 14 villaggi sulle sponde del fiume, a 400 km dalla città più vicina. I piccoli villaggi sono isolati e accessibili solo in barca, non hanno commerci alimentari, nessuna assistenza sanitaria né farmaci, il che rende gli abitanti estremamente vulnerabili in caso di contagio.
 
La popolazione vive di attività tradizionali come la pesca, la caccia e la raccolta di prodotti della foresta, ma la sopravvivenza dipende anche dalle città lontane che costituiscono una rete essenziale di scambi e commercio.

© Andrea Frazzetta

Per ridurre il rischio di contagio i nativi hanno interrotto i movimenti verso i centri urbani, prendendo misure volontarie di isolamento e restando nella loro foresta. L’isolamento crea però un problema di sicurezza alimentare e di scorte: servono viveri e materiale per procacciarsi il cibo, servono medicine, prodotti di igiene e beni di prima necessità.

La carenza di rifornimenti può compromettere il tentativo di autoisolamento e mettere in pericolo un’intera popolazione con bambini, donne in gravidanza, anziani e persone vulnerabili.


“Stiamo trasportando il necessario per la sopravvivenza di tutte le famiglie del Parco. Più di 300 famiglie hanno già ricevuto 20 tonnellate di provviste, ma non basteranno e la nostra mobilitazione continua!”, dice Evangelista.
 
La città più vicina al Parco è Manaus, capitale dello Stato di Amazonas, metropoli con il più alto indice di contagi e decessi della regione, in cui la pandemia costringe i cimiteri a sepolture collettive. Alcune materie prime già scarseggiano e le organizzazioni coinvolte corrono contro il tempo. Per finanziare l’operazione è stata avviata una campagna di crowdfunding e i soldi che si raccoglieranno saranno interamente dedicati a sostenere le famiglie del Parco in questo momento critico.

Ecco il link alla campagna: https://bit.ly/3ca4E7N

Informazioni sui progetti di Amazônia Onlus www.amazoniabr.org 

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