GLI ISPIRATORI

“IL MIO SUCCESSO? E’ UN DONO DI MIA MADRE”. QUANDO LA MUSICA PORTA LA PACE

Parla Ismaila Mbaye, in tour per l’Italia con PERCUSSIONANDO

“Farò il Giro d’Italia invece che in bicicletta con un tamburo per aiutare i miei allievi  a trovare il ritmo  che tutti abbiamo dentro, e quel ritmo è il battito del nostro cuore”. Chi parla è Ismaila Mbaye, forse il più popolare tra i percussionisti senegalesi  attivi nel nostro Paese. Musicista, attore, uomo di spettacolo, è diventato famoso per aver lavorato dieci anni tra gli artisti fissi di una famosa trasmissione della RAI.  Tra qualche giorno inizierà la sua singolare tournee PERCUSSIONANDO – il Giro d’Italia a tempo di musica che l’artista  ha ideato  con l’obiettivo  di portare un messaggio di pace e di integrazione attraverso lo studio teorico e pratico delle percussioni  e  far conoscere agli italiani la cultura africana. Nonostante la popolarità che lo ha portato ad esibirsi a fianco di Mika, Fiorella Mannoia, Patty Pravo,  Massimo Ranieri, Fiorello, e  soprattutto ad essere per dieci anni il percussionista dai mille ritmi de Alle Falde del Kilimangiaro insieme a Licia Colò, Ismaila continua la missione della sua vita: portare il messaggio di pace attraverso la musica, perché “ La musica è la lingua di tutti i popoli”. In questo  crede  Ismaila  fin da ragazzino, fin da quando si rese conto che il luogo in cui era nato per lui, più che un destino,  sarebbe stato una vera e propria missione.

Tutto e’ partito da Goree, l’isola senza ritorno

 “ Sono nato nell’isola di Gorée, dinanzi a Dakar la capitale del Senegal, dove vivono solo 1200 persone e io sono una di loro. Da piccolo vedevo migliaia di turisti di tutte i Paesi passarmi davanti e mi ricordo che con le mie sorelle e i miei fratelli, siamo 7 in tutto, scherzavamo dicendo che noi facevamo il giro del mondo stando fermi. La ragione di tutta questa attenzione  è dovuta al fatto che proprio su quest’isola, dal 1600 in poi,  i commercianti olandesi  raccoglievano tutti gli schiavi dell’Africa  per imbarcarli sui galeoni e portarli in un viaggio senza ritorno  verso le “Indie occidentali” cioè Caraibi, Brasile e quelli che ora sono gli Stati Uniti. Gorée era il punto di partenza della tratta dei neri,  era l’ultimo pezzo di Africa che milioni di africani avrebbero visto nella loro vita. Nascere in un posto del genere, ora nominato dall’Unesco patrimonio dell’Umanità,  non poteva essere un caso. Invece che odio per quello che era stato fatto ai miei antenati avrei restituito all’Europa pace e conoscenza attraverso la musica”. Ed è stato cosi che un giovanissimo Ismaila ha affrontato il suo primo viaggio tra “i bianchi”, a Parigi, reclutato tra le giovani promesse del gruppo di percussionisti Africa Jembe.

In Francia per guarire i bambini con la musica e poi a Roma

 In Francia non suona in locali e concerti ma prende parte ad un progetto singolare: insegnare ai bambini con problemi di adattamento come fidarsi di se stessi e degli altri. “In quei dieci giorni mitici- racconta Ismaila – si decise il mio destino, quello per cui sentivo di essere nato. Siamo partiti da un punto in  cui dovevamo addirittura suonare nascosti dai bambini per non spaventarli  ( la paura dell’uomo nero…) per arrivare ad una fiducia totale grazie all’esperienza del ritmo e del gesto di suonare i tamburi. Sperimentai il potere terapeutico della musica e capii che quella sarebbe stata per sempre la mia strada”. Da quel momento Ismaila fa la spola tra Francia, Senegal e Italia, stabilendosi infine a Roma.

“Per vivere suonavo nei locali – continua l’artista – ma la mia vera attività era proporre progetti  per le scuole, convinto che la conoscenza della musica e della cultura africana ai bambini e ragazzi potesse gettare le basi per una  società più inclusiva in un domani. Fu così che incontrai un autore italiano, Alberto Bassetti, che mi propose di affiancare un testo narrativo alla mia musica. Io, erede di “griot”, i cantastorie che nella società senegalese, attraverso il racconto delle notizie di villaggio in villaggio, danno voce alla coscienza collettiva di un popolo intero, non aspettavo altro. Inventammo uno spettacolo e debuttammo al Teatro Vascello nel 2006.

Quando la vita svolta, alle falde del Kilimangiaro

Tra il pubblico c’era un autore di Alle falde del Kilimangiaro, la famosissima trasmissione di Licia Colò,  che contattò Alberto chiedendo di me. Io nel frattempo ero  corso a Perugia per un festival.  Ce ne volle per convincermi a tornare per il provino in RAI, avevo il mio festival da terminare! Non avevo idea che dopo pochi giorni sarei diventato il primo percussionista assunto dalla televisione di Stato italiana senza aver mai studiato musica a scuola”. Con un trampolino di lancio del genere  la popolarità di Ismaila  da quel momento è andata sempre in crescendo di anno in anno, aggiungendo all’esperienza musicale arricchita da collaborazioni con Youssou N’Dour, Robert Plant, Smokey Hormel, sia la partecipazione a trasmissioni  quali il Maurizio Costanzo Show o Casa Mika, che l’esperienza  di attore nel  corto di Daniele Falleri “La goccia e il mare”, in  “Contromano” di Antonio Albanese  e infine in “Tolo Tolo”, il film campione di incassi di Checco Zalone. Non  c’ è da stupirsi se tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 siano stati ben tre i riconoscimenti  che hanno voluto premiare questa carriera: il Diaspora Award, Afro Oscar e il Black Movie Award.

Amuoul Solo, un progetto per una donna speciale

Ma il progetto a cui è più fiero è sempre quello che lo porta alla musica . Nel 2016 ha registrato il suo primo album Amoul Solo – inserito anche nella colonna sonora di Contromano di Antonio Albanese –  al quale ha potuto affidare il suo messaggio musicale,  rievocando personaggi cari alla sua infanzia e alla tradizione popolare di Gorée come Mama Ana Fei che, evocata dalle mamme, appare spaventando i bambini cattivi facendoli rigare dritto.   Ma Amoul Solo non è solo un album,  è  soprattutto un dono ad un donna speciale, NDEYE MADJIGUENE BENGA, la madre di Ismaila. “ Ho dedicato il mio primo lavoro da solista a mia mamma – rivela Ismaila – perché a lei devo tutto quello che sono. E non solo perché mi ha creato e cresciuto. Fin da ragazzino, io e lei abbiamo sempre avuto un rapporto speciale, diverso da quello che lei aveva con i miei fratelli. Ci ha  tirato su con enormi sacrifici,  tutta da sola, perché mio padre è morto quando avevo due anni e lei non si è risposata per dedicarsi a noi. Lei è una grande donna perché, nonostante fossimo molto legati, quando ho deciso di andarmene da Gorée, lei  ha capito e condiviso la mia scelta. E mi ha fatto un dono molto importante: la sua benedizione.  Grazie a lei io do a tutte le donne del mondo il rispetto che si meritano. Abbiamo parlato del mio successo come se fosse una cosa che mi appartiene ma non è vero. Perché so che è lei, mia madre, che  ha creato la mia fortuna in questo mondo”.

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