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DOPO IL SUCCESSO IN ASIA, TORNA A MILANO LA MAXIMA 79: TONY VELARDI CI RACCONTA DEL TOUR E …DI MOLTO ALTRO ANCORA

“Non mi sarei mai aspettato tanto calore a Singapore e Taiwan. Penso che l’ Asia sia la nuova frontiera della musica latina nel mondo”. Il maestro Tony Velardi, direttore musicale e pianista de La Maxima 79, la più famosa band italiana di salsa nata dall’Idea e sogno di Fabrizio Zoro nel 2013,  è  appena arrivato a Milano con l’orchestra al completo in vista del concerto del 7 dicembre allo Zoo Latino di Cinisello Balsamo, di ritorno dal secondo tour in Asia dedicato al lancio dell’album Joseito, dopo il successo in Tailandia del luglio scorso. Un tour che ha confermato la maturità dell’orchestra di 13 elementi che andiamo a presentare:  oltre a Fabrizio Zoro che di Maxima è il direttore, il compositore dei testi (e suona guiro, campana, bongo) e Tony Velardi ( pianista e direttore musicale) di cui stiamo parlando fanno parte dell’orchestra Samuele Davi e Mauro Brunini alla tromba,  Carlos “el Chino” Miñoso  e  Thorben Shutt al trombone,  Juan Carlos Avila  al basso,  El Guille  che è  il cantante principale; Umberto Nocita  alle Congas; Efren Iriarte ai Timbales; Daniele Roveda alle tastiere;  e infine  Yoris Beltran e David Lenis,  cantanti e il coro. Confemrata anche la tendenza del momento vale a dire la grande richiesta di musica latina  dall’estremo Oriente, là dove la gente ha ancora soldi da spendere. “  A  Taiwan – racconta Velardi – ho potuto visitare oltre al teatro dove ci siamo esibiti anche altri 3 locali latini e mi sono stupito di vedere che la gente del posto balla la salsa alla grande. Anche in Tailandia, dove il pubblico era composto da turisti provenienti da Korea, Cina e dall’Asia in genere ho visto gente che si divertiva e che ballava come in Europa.  I loro insegnanti sono asiatici che hanno studiato per insegnare e che sono diventati maestri”.  Un  fenomeno questo che dovrebbe far ricordare qualcosa  agli afecionados italiani protagonisti del  boom delle “scuole di latino” in Italia nella seconda metà degli anni ’90  e che ancora amano questa salsa “classica”. Afecionados  che non mancheranno all’appuntamento de La Maxima ’79 in quello che è il tempio della salsa   lo Zoo Latino di Cinisello balsamo. “ Il nostro repertorio – commenta Velardi  – grazie ai due album Regresando al Guaguanco e Joseito prevede una ventina brani e il 7 dicembre li suoneremo tutti”.  Ormai integrato perfettamente come direttore musicale e musicista ne La Maxima 79,  Tony Velardi ha una identità professionale indipendente da quella del performer. Per molti produttori di concerti latini del Nord Italia è uno scout di musicisti  che fa in modo che la sera del concerto ci sia un’orchestra sul palco pronta ad accompagnare l’artista famoso di turno. “Molte celebrity di musica latina in tournee in Italia – spiega Velardi –  non portano più l’orchestra al seguito come un tempo ma si affidano a gruppi locali che in realtà  spesso non sono gruppi ma musicisti singoli chiamati per l’occasione. Io creo questi “ensamble” e, se l’artista non ha il suo direttore musicale, mi occupo anche di preparare l’orchestra al concerto, in modo che l’artista possa performare senza nemmeno aver bisogno di provare una volta. A volte lo  incontriamo la sera stessa del concerto”. La straordinaria versatilità di questo musicista italiano che si muove con tanta naturalezza nel mondo latino arriva da una lunga gavetta iniziata a Torino negli anni ’90 sotto l’influenza di papà Velardi, provetto musicista, e  dopo alcuni anni di conservatorio, anche se all’inizio della sua carriera musicale i ritmi latini non erano sugli spartiti del giovane Velardi. “ A fianco della moda latina – racconta l’artista – nel mondo italiano si stava scoprendo la world music  e io ebbi la grande occasione di entrare nel gruppo del nipote del grande Manu Dibango  (il primo africano in assoluto ad aver strappato il disco d’oro negli Stati Uniti con il celeberrimo Soul Makossa n.d.r)  che portava in Europa  lo zouk, ritmo nato negli anni 80 dal metissage di basi ritmiche  dell’Africa Occidentale e dei Caraibi e una melodia “bianca”. Il grande favore che questo genere riscuoteva in Francia mi dirottò per cinque anni oltralpe, ma le speranze di una produzione discografica che ci meritavamo dopo tanti sforzi naufragò a causa di problemi personali del nostro front leader. Questo stop mi fece capire che stavo perdendo tempo e presi al volo il primo treno che passava di lì e che in realtà era…una nave!”. Una nave da crociera per l’esattezza che porta Velardi a cimentarsi nel ruolo di Pianista nell’Orchestra del Teatro. “Cimentarmi con generi musicali di tutti i tipi, molto diversi dall’etno a cui mi ero dedicato fino ad allora – racconta l’artista –  mi ha fatto acquisire in due anni una maturità professionale e soprattutto una versatilità che mi sarebbe stata utile di lì a poco, per il nuovo capitolo di vita che il destino aveva in serbo per me. Quello che sapevo che dopo due anni era ora di scendere dalla nave per non rimanerne prigioniero come accade spesso agli “artisti da crociera. Quello che invece non sapevo era che il mio futuro sarebbe stata la musica cubana”. Il destino, dicevamo, a questo punto della storia si materializza nel produttore musicale del gruppo Clan 537 di Molano MC detto El Mola che adotta  questo giovane italiano talentuoso che buttato nel mare sonoro del gruppo habanero impara presto a nuotare alla maniera cubana . “El Mola era un precursore del reggaeton – racconta Velardi –  anche se il suo genere contaminava la timba con il rap. Per me fu un’esperienza fortissima, un corso accelerato di cubania che purtroppo fini quando il gruppo si sciolse nel 2006. Quello che non terminò fu il mio  amore per la musica cubana. Questa volta non avrei più cambiato”. Nel frattempo la moda per la musica latina si era attenuata e la vita artistica del Nord Italia si era concentrata in Lombardia e Velardi diventa milanese. Segue la parte artistica di varie produzioni discografiche e inizia una collaborazione artistica come pianista nell’ orchestra  Salsa na ma di Brescia. Nel frattempo conosce Fabrizio Zoro, prima degli studi di registrazione e poi quando il famoso DJ della movida milanese gli parla per la prima volta del sogno di creare un’orchestra di salsa classica, chiedendo a Velardi di salire a bordo. Ma Tony disse di no.  “Avevo in ballo altre cose ma soprattutto non compresi che l’idea di tornare nel 2011 alla salsa classica, portoricana e colombiana era geniale. Mi sbagliavo perché il fiuto musicale di Fabrizio, abituato da sedici anni dietro alla console a intercettare gusti e tendenze del pubblico lo aveva consigliato bene. Per fortuna questo stesso fiuto gli ha suggerito di tornare da me dopo che il successo del primo album nel 2015 (vedi intervista di Milano Etno  a Fabrizio Zoro del xxx  n.d.r)  aveva provato a tutti che Zoro aveva visto giusto. Nel 2014 tornò da me e così diventai il direttore musicale de La Maxima” .  A Velardi il fondatore della Maxima lascia carta bianca per quanto riguarda la direzione musicale e il Maestro torinese ricrea la formazione. Insieme raccolgono lo straordinario successo in Colombia, il più esigente pubblico del mondo in fatto di salsa,  che promuove a pieni voti questa singolare formazione made in Italy nata dall’intuizione di un DJ visionario.   “Zoro oltre ai fiuto musicale – continua Velardi –  sa  mettersi dalla parte del pubblico. La fiducia è reciproca. Lui  sa quando una mia composizione ha bisogno di un “ritocco” e mi affido al suo intuito. D’altra parte, se ne comprende il valore, sa come farla brillare agli occhi del pubblico seguendone ogni suo aspetto, dalla sua posizione nella scaletta del concerto alla comunicazione con la stampa”.  Lo stesso appuntamento fisso allo Zoo Club di Cinisello, “la discoteca latina più amata dagli italiani”, dove chi  balla portoricano volteggia a fianco di chi “marca cubano”,  è una conferma di questa sapiente gestione del progetto Maxima che al concerto del 7 dicembre non a caso chiamato JOSEITO TOUR BACK TO MILAN darà una ulteriore prova di qualità. “Fino a quando non ho creato la formazione che Fabrizio ha sposato in pieno – conclude Tony Velardi – mi sono considerato un “musicista errante”. Ora con La Maxima mi sento a casa mia

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