EXPO GALLERY

“Exhibition Area” Milano Expo 2015

250 metri quadri di spazio, una struttura polifunzionale che rappresenta un ulteriore avanzamento verso ciò che ci riserverà un futuro ancora più lontano in termini di cibo, modalità di scelta e di acquisto, tecnologie produttive. Se l’esperienza del visitatore nel supermercato e’ datata 2050, qui si va decisamente oltre e l’innovazione lascia il posto alla suggestione. Diversi scenari ai quali si collega l’Aula del Futuro dove saranno ospitate le classi di bambini e ragazzi coinvolte da Coop in percorsi educativi e interattivi: la stessa progettazione flessibile e modulare riflette l’idea di trovarsi in uno spazio attivo, un ambiente di apprendimento polifunzionale che prevede arredi, attrezzature e tecnologia per la didattica digitale che supportano lo sviluppo di metodologie interattive e collaborative tra studenti e insegnanti. In questa aula  è prevista la partecipazione di 350 classi a laboratori di “costruzione di consapevolezza” sui temi di Expo 2015.

Il primo ambito di visita è un laboratorio di nuova generazione (nato da un’idea di Coop e Merieux NutriSciences) una specie di astronave in cui i visitatori per effetto di uno schermo panoramico è come se si calassero all’ interno di uno spazio dove le più sofisticate tecniche di controllo e analisi sono operative come le ricerche sui virus, il controllo dell’origine e dell’autenticità dei prodotti alimentari e le nuove frontiere offerte dalle applicazioni online. Il visitatore si immergerà in un viaggio al centro della sicurezza alimentare per scoprire le opportunità che la scienza e la tecnologia ci offrono per il controllo e il miglioramento della salute pubblica del domani. Con questo spettacolare viaggio nel futuro, il consumatore riuscirà a percepire l’importanza ed il ruolo chiave del cibo per il proprio benessere e la nutrizione.

Un altro scenario introduce il visitatore in un pianeta dove gli ettari di terra coltivabile caleranno a fronte di un aumento della popolazione con conseguente aumento di richiesta di adeguate produzioni alimentari. La soluzione potranno essere le “fattorie del mare” ovvero strutture galleggianti in grado di produrre alimenti. Due gli esempi qui proposti. Il primo nasce dal Centro di ricerca sulla Sostenibilita’ ambientale e sulla protezione della scogliera corallina Mahre Center dell’Universita’ di Milano Bicocca e si basa sulla tecnologia denominata “floating system” già utilizzato per la produzione di ortaggi: la tecnologia si basa sulla coltivazione diretta in bancali contenenti un substrato leggero e ricavato localmente, la sfida ulteriore sarà quella di utilizzarli come piattaforma marina.

Il secondo e’ una serra modulare galleggiante, Jellyfish Barge, in grado di riprodurre il fenomeno naturale della dissalazione solare così da generare giornalmente 150 litri di acqua dolce e pulita a partire da acquasalata o salmastra. Un progetto nato all’Università di Firenze il cui prototipo funzionante si trova nel canale Navicelli tra Pisa e Livorno.

Non mancheranno nell’ Exhibition Area le incursioni nel cibo sostenibile del futuro ed e’ questo il tema su cui ha dato un importante contributo la Società Umanitaria, la storica fondazione milanese già presente all’ Esposizione Universale del 1906. Secondo l’aumento previsto della popolazione 1,8 metriquadri a testa per produrre il cibo necessario per sfamare tutti saranno davvero pochi. Ci verranno in soccorso larve, vermi e altri insetti (1900 le specie commestibili), animali a sangue freddo in grado di produrre molte proteine consumando poca energia. Un’autentica panacea ricchi come sono di fibre, acidi grassi, oligoelementi e inoltre allevamenti così low tech da essere facilmente realizzabili anche nei paesi più poveri del mondo.

Completano l’offerta di visita nell’ Exhibition i pakaging sostenibili di Bio-on, poliesteri biodegradabili anche in acqua ottenuti attraverso la fermentazione naturale di batteri alimentati da scarti e sottoprodotti dell’agro-industria senza sottrarre terreno coltivabile a scopi alimentari come le polpe delle barbabietole dopo aver estratto lo zucchero o i grassi animali di scarto  e senza l’impiego di solventi chimici.

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