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CONCERTO MAGICO PER FATOUMATA DIAWARA: LA VOCE DELL’AFRICA HA QUALCOSA DA DIRE

CONCERTO MAGICO PER FATOUMATA DIAWARA: LA VOCE DELL’AFRICA HA QUALCOSA DA DIRE

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by agosto 1, 2018 EVENTI

Per il suo quindicesimo anniversario si è fatta un regalo spettacolare l’associazione Sinitha  creata dall’artista burkinabe Abdoullay Ablo Traore che, coadiuvato dalla macchina organizzativa di Laura Pandolfini ha organizzato a Milano  per la sera del 23 luglio al Carroponte di Sesto San Giovanni l’unica data ufficiale italiana  dell’artista africana Fatoumata Diawara, in tour europeo per lanciare il suo nuovo album “Fenfo”,  pubblicato a maggio del 2018 per l’etichetta 3eme Bureau/Wagram, sette anni  dopo l’album di esordio Fatou. Inserito all’interno del  poderoso progetto ideato da Sinitha con il contributo della fondazione Cariplo,  “Milano il Mondo , il festival delle culture”.  manifestazione  che da ottobre 2017  sta offrendo  al pubblico milanese  concerti, mostre, spettacoli, proiezioni, laboratori e incontri dislocati per il tessuto metropolitano e dedicati a Paesi o ad aree geografiche di tutto il Pianeta,  il concerto della Diawara è stato un grandissimo regalo, anzi una bella sorpresa, anche per Milano. Nei programmi doveva essere l’esibizione standard di un’ora, “aperta” dal gruppo Yele dello stesso Abdoullay Ablo Traore,   e invece il concerto si è trasformato in un travolgente happening di oltre due ore, in cui l’artista ha dato prova della maturazione raggiunta in sette anni di collaborazioni internazionali che hanno restituito al palco una Fatoumata in grado di dominare modalità espressive che spaziano dl rock al funk  mantenendosi fedele alla matrice originale delle sonorità e dei ritmi del  West Africa. Mozzafiato  un  finale che mai avremmo voluto  finisse, con il palco invaso da artisti  invitati sul palco da Fatou,  grazie alla  reciproca magia che si è creata tra il pubblico e questa artista generosa ed esplosiva.  Nata negli anni ‘80 in costa d’Avorio da genitori del Mali, in viaggio verso la Francia a diciassette anni per seguire il suo daimon,  con tempismo da  “enfant prodige” nel 1999 la giovane Fatoumata si è ritrovata attrice nel cast del film Genesis  di  Cheick Oumar Sissoko, uno dei maggiori registi africani di tutti i tempi.  Eccellente chitarrista di ispirazione duramente e perfidamente rock  ( ha trascinato la sua band con la sua  Stratocaster per gran parte del concerto), sopraffina cantante,  sperimentatrice  curiosa e mondialmente apprezzata, ( ha collaborato tra gli altri con  Herbie Hancock  e con il pianista cubano Roberto Fonseca),  Fatoumata Diawara  è soprattutto una ragazza Quando arriviamo per l’intervista ha finito di truccarsi ed  è impegnata a stirare personalmente tutti gli abiti di scena,  un particolare curioso a tutta prima, ma quando le si parla si comprende quanto anche un particolare apparentemente secondario  possa rivelare dell’inside di un’artista. La cura  di tutti i dettagli in prima persona rivela una grande disciplina e insieme una visione estetica  che si manifesta nella gestione della sua immagine, proposta quasi come un oggetto di design. Per le foto del suo book di presentazione, come per l’outfit per il concerto,  ha scelto infatti lo stile iper grafico e insieme ancestrale di questo continente che  in questa epoca sta facendo guadagnare all’Africa un posto preminente in tutte le week del design del mondo a partire dalla quella  di Milano che su tutte detta legge.   E cosi come ogni dettaglio ha un senso, ogni parola che Fatou ci dice nell’ intervista  è  come fosse un link che rimanda ad un significato  potenziato dalla performance  nel concerto, quasi che l’emozione generata dall’esibizione dal vivo doni alla parola del nostro discorso l’effetto di una realtà aumentata, e la faccia arrivare dritta al cuore.  Il bambino immaginario che nell’album Fenfo ( in lingua Bambara “Qualcosa da dire”), ha una domanda da fare ai grandi: se le piante, gli animali,  tutti diversi tra loro, rendono  la vita e il mondo cosi belli, perché voi grandi continuate a disprezzare chi è diverso da voi e a farvi la guerra? I temi del rispetto, del riscatto femminile, del diritto alla vita, quella vita  in pericolo dei “ miei fratelli che ora sono sul mare”  nell’intervista sono parole come pietre lasciate cadere nella calma un backstage open air, per  diventare un inno una volta sul palco,  un appello ( “UNITED” ha più volte gridato al suo pubblico multietnico) riprendendo e facendo sue molte delle idee di un artista leggendario al quale  durante il concerto ha dedicato brano chiamandolo  “Mon père, mio padre Fela Kuti”,  il più grande esempio di artista, filosofo e attivista dell’Africa contemporanea.   Questa è la risposta in versione  “agumented realtiy ” alla domanda su quale sia la  missione dell’artista africana. Quello di riprendere i temi forti e farli diventare virali, affidarli alle dirette, moltiplicarli dei social, scatenare commenti in modo tale che di quei fratelli sul mare non si sappia solo razionalmente dalle news ma attraverso le emozioni. Per questo enfant prodige che ha lasciato il Mali a 17 anni è ancora prodigiosa come allora ed è ha ancora  “enfant,  una bambina combattiva  che parla ai grandi e canta  “Fenfo” , ho qualcosa da dire.

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