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PRINCE ROYCE CONQUISTA IL MILANO LATIN FESTIVAL: “IL MIO SUCCESSO? SONO SEMPRE STATO FORTUNATO”

PRINCE ROYCE CONQUISTA IL MILANO LATIN FESTIVAL: “IL MIO SUCCESSO? SONO SEMPRE STATO FORTUNATO”

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by luglio 9, 2018 Musica

 

LE FAN hanno iniziato ad gridare 5 minuti prima del concerto quando dal palco un mega timer ha cominciato a scandire il countdown e sono andate avanti anche  quando LUI  se n’è andato, lasciando a disperdere la folla una elegantissima Eradis Josende in abito da sera viola glitter, che annunciava un po’ mesta che no, stavolta la “otra”, la canzone del bis, non ci sarebbe stata. Prince Royce, il principe della bachata urbana, l’ultimo dei romantici MADE IN BRONX,  ha centrato il segno la sera del 4 luglio alla prima delle tre date italiane del suo “FIVE TOUR”, al Milano Latin Festival di Assago, regalando alpubblico in estasi un concerto  incalzante, emozionante, completo.  Mobilissimo sul palco, divertente e divertito, perfetto nel look street style con un tocco di bon ton principesco concentrato nei boxer bianchi  con logo Calvin Klein,  è entrato subito in risonanza con l’onda di ragazze esagitate e,  accompagnato costantemente dal suo coro,  ha offerto uno dopo l’altro  i migliori pezzi di otto anni di successi.

 
 
Ha messo quasi subito in scaletta Stand by me, il singolo che dilagò nel 2010 imponendo sulla scena bachatera made in usa, fino ad allora “obsessionada” dagli Aventura suoi concittadini,  questo ragazzino per bene, un vero “principito”, che dimostrava molti meno dei suoi 21anni, scoperto da quel drago cerca-talenti che è Sergio George, il produttore titolare della Top Stop Music,  che prima di lui aveva costruito e messo in pista per la gloria gente come Marc Anthony, La India,  DLG e che nel 2009 gli offrì un contratto dopo aver ascoltato solo tre  delle sue demo. Il ragazzo aveva talento da vendere, al punto da diventare una stella mondiale grazie tutto sommato ad una cover, divinamente arrangiata, ma pur sempre cover,  della hit di Ben E. King. E dopo questo pezzo da lui stesso chiamato “un clasico”, il concerto  del 4 luglio ha preso il volo verso altre super hit come Rechazame, El amor que perdimos, La Carretera mixate con novità come  il singolo reggeaton  El Clavo o con Culpa Al Corazon, che fa parte dell’album Five ( Sony Music) a cui questo tour europeo è dedicato,  #1 della Tropical Airplay di Billboard, per arrrivare infine alla tanto attesa Darte un beso, brano che vanta oltre un miliardo di visualizzazioni su Vevo.  L’artista ci ha offerto una ricetta  ben dosata di titoli nuovi e “classici”, di seduzione e complicità,  ingredienti  da lui stesso annunciati, compreso l’immancabile invito sul palco di una fan che questa volta sono state due,  durante la conferenza stampa tenutasi la mattina del 4 luglio presso gli studi milanesi della Sony Music,  occasione in cui ha risposto con generosità alle domande dei giornalisti, facendoci capire un po’ che tipo sia il nostro principe della bachata. “So che devo molto alla fortuna – ha riconosciuto l’artista alla domanda di Milano Etno TV – e al trovarmi al posto giusto al momento giusto. Non penso ad un episodio particolare. Per me è stato sempre cosi. Sono fortunato”.  E’ anche riconoscente “ Tra le collaborazioni musicali che mi hanno dato maggiore soddisfazione – ci ha raccontato-  ci sono quelle con star come Jennifer Lopez o Shakira, ma quella a cui do maggior valore è  quella con Daddy Yankee, la prima che ho avuto. Lui ai tempi era già famosissimo e io non ancora eppure accettò e credette in me. Non potrò mai dimenticarlo”.  Che altro abbiamo capito di Geoffrey Royce Rojas, in arte Prince Royce? Che è riservato.  “ Ho tanti sogni che ancora vorrei realizzare ma non li voglio rivelare”. E’ diplomatico “Sono 50%  latino e 50% americano ma oggi…anche 50% italiano” . Autoironico: si è messo a ridere di se stesso quando, per dire che era  insieme dominicano e americano ( è nato a New York),  gli è uscito un improbabile “both juntos”, che vuol dire “tutte e due insieme” in spanglish version. E’ autentico. “Mi chiedete se sono cambiato da quando cantavo Corazon sin cara. Beh,  sono più alto, ho la barba (ride) ma  a parte gli scherzi io penso che in quello che è essenziale (sic!) io sia sempre lo stesso”. E  davvero,  vedendolo saltellare per tutto il tempo, buttarsi per terra per fare una capriola all’indietro e fermarsi lungo disteso a cantare un pezzetto, e poi diventare romantico davanti ad una rosa,  sembra di essere ancora ai tempi in cui  gli scelsero il nome d’arte “Prince” per consegnare alla fama un ragazzino geniale ed artistico che si diverte un mondo con il suo giocattolo preferito: il pubblico, un pubblico che non può che ricambiare questa preferenza sovrana,  confermando la devozione eterna ad un principe, anzi un principito,  che di essere re non ha nessuna voglia perché è perfetto così.

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