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AVVOCATO CORTE GIUSTIZIA UE, DIVORZI ISLAMICI NON SONO LEGALI

AVVOCATO CORTE GIUSTIZIA UE, DIVORZI ISLAMICI NON SONO LEGALI

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by settembre 14, 2017 POLITICA

BRUXELLES – I “divorzi privati”, come quelli che in base alla sharia un marito islamico può unilateralmente chiedere ad un tribunale religioso, non vanno mai riconosciuti dagli stati membri della Ue perché, in quanto richiedibili solo dagli uomini, violano il principio di non discriminazione di genere sancito dalla Carta dei diritti fondamentali.

E’ il parere dell’avvocato generale della Corte di giustizia Ue, sul ricorso sul caso di una coppia siriano-tedesca, presentato dalla donna contro il riconoscimento del divorzio in Germania. A presentare il ricorso è stato la signora Soha Sahyouni, sposata con Raja Mamisch. Entrambi con doppia cittadinanza tedesca e siriana, residenti in Germania. Nel 2013 Raja andò in Siria dove, è scritto in una nota della Corte, “ha dichiarato di voler divorziare ed il suo rappresentante ha pronunciato la formula di rito davanti ad un tribunale religioso”.

La donna ha “successivamente sottoscritto una dichiarazione nella quale riconosceva di aver ricevuto tutte le prestazioni che, secondo la normativa religiosa, le erano dovute in forza del contratto di matrimonio e a causa del divorzio intervenuto per volontà unilaterale del marito, liberando pertanto il marito da ogni obbligo nei suoi confronti”.

Mamisch ha quindi chiesto il riconoscimento del divorzio in Germania e lo ha ottenuto davanti al Tribunale regionale superiore (Oberlandesgericht) di Monaco di Baviera, che ha applicato il regolamento ‘Roma III’. La signora ha contestato il provvedimento e lo stesso Tribunale ha adito la Corte di giustizia europea.

L’avvocato generale, il cui parere non è vincolante per la Corte che però normalmente segue il suo orientamento giuridico, ha innanzitutto ritenuto che “contrariamente a quanto assunto dal legislatore tedesco, il regolamento ‘Roma III’ non ricomprende i divorzi pronunciati senza una decisione con effetto costitutivo emessa da un’autorità giurisdizionale o autorità pubblica, come il divorzio risultante dalla dichiarazione unilaterale di un coniuge registrata da un tribunale religioso”. Ed osservando che, in realtà il regolamento non è applicabile perché il tribunale religioso non appartiene ad un paese, ma ha anche osservato che “il diritto siriano non conferisce alla moglie le medesime condizioni di accesso al divorzio concesse al marito”. Una circostanza considerata “discriminatorio” e quindi, in quanto tale, non permette alle autorità degli stati membri di riconoscere i divorzi religiosi ottenuti in questo modo. Caso che, secondo fonti della Corte, si potrebbe applicare anche ai tribunali della sharia presenti ad esempio in Gran Bretagna.

 

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