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“TV 70: FRANCESCO VEZZOLI GUARDA LA RAI” INTRODUZIONE DI MIUCCIA PRADA E PATRIZIO BERTELLI PRESIDENTI DELLA FONDAZIONE PRADA

“TV 70: FRANCESCO VEZZOLI GUARDA LA RAI” INTRODUZIONE DI MIUCCIA PRADA E PATRIZIO BERTELLI PRESIDENTI DELLA FONDAZIONE PRADA

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by Maggio 8, 2017 ATTUALITA', EVENTI

La mostra “TV 70: Francesco Vezzoli guarda la Rai” si inserisce nel percorso di ricerca della Fondazione Prada, caratterizzato, sin dall’inizio, da un’attenzione all’arte intrecciata ai nuovi linguaggi della tecnologia dell’immagine, così da collocarla entro la storia delle culture moderne visuali e mediali. Come istituzione, si è aperta tramite esposizioni, convegni e programmi agli scambi tra ricerca visiva e cinema, tra filosofia e fotografia, tra musica e architettura, prendendo in considerazione le trasformazioni della comunicazione e dell’informazione mediante le nuove modalità estetiche del vedere e del percepire. In tale prospettiva sta ora impegnandosi, con il regista Alejandro González Iñárritu, in un progetto sulla realtà virtuale, in cui lo spettatore sarà coinvolto per provare un’“esperienza” totalmente immersiva nella sequenza di immagini che documentano il dramma degli emigranti messicani.

Tale proiezione nel futuro dell’immaginario umano – in cui il corpo dello spettatore arriva a coincidere con lo schermo perché immerso, fisicamente ed emotivamente, nel racconto cinematografico – non dimentica tuttavia che la vita del mondo virtuale, in cui stiamo entrando, mediante installazioni interattive e animazioni computerizzate, deve molto alla storia del cinema e della televisione. Tuttavia dopo decenni il loro modo di comunicare ha conseguito una dimensione “classica”, la cui evoluzione va esplorata, documentandone la tradizione e la sperimentazione. Per questa ragione la Fondazione Prada ha pensato di rivisitare storicamente e creativamente le vicende della Rai – Radio Televisione Italiana degli anni Settanta, affidando tale compito a Francesco Vezzoli. L’intento è di ricreare una storia del suo sviluppo culturale ed estetico in una prospettiva non analitica ma intuitiva, maggiormente connessa alla logica dinamica, libera, non convenzionale dell’artista. Né è scaturita un’articolazione ambientale e architettonica che documenta i vari stadi di crescita e d’impegno della Rai sul modo di pensare. La realtà televisiva dispiegata nei diversi spazi in Milano, corrisponde alle trasformazioni profonde della società italiana. Si congiunge strettamente alle innovazioni artistiche, spesso connesse con l’avvento di nuove sensibilità verso l’identità di genere della persona umana, per evidenziarne le reciproche influenze.

Tenta di trasportate il pubblico di oggi in un territorio di sollecitazioni e di prospettive, di mentalità e di criteri che formavano l’intero sistema filosofico e culturale della Rai. Al termine del percorso espositivo, nel Cinema della Fondazione, si rivelano le “motivazioni” che sorreggono la lettura dell’artista. Attraverso un montaggio di estratti video, Vezzoli racconta quali sono stati i programmi “icone”, che hanno segnato la sua infanzia e la sua adolescenza all’interno del flusso televisivo. I filmati d’archivio si trasformano così da elemento nostalgico e storico in materia viva e presente: dove il rito del guardare è stato parte, sempre diversa e sorprendente, della crescita di ogni persona. L’intera esposizione può essere assunta come un’intensa sintesi dei meccanismi di elaborazione fantastica e sognata del mostrare televisivo: un passo verso l’elaborazione di un conoscere e di un crescere, costantemente alimentati da informazioni che tuttavia avviano, sempre più, alla dissolvenza del reale, così da anticipare il futuro virtuale.

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