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27° FESTIVAL DEL CINEMA AFRICANO, DELL’ASIA E DELL’AMERICA LATINA:  EL SONADOR DI ADRIAN SABA IN CONCORSO AL SAN FEDELE

27° FESTIVAL DEL CINEMA AFRICANO, DELL’ASIA E DELL’AMERICA LATINA: EL SONADOR DI ADRIAN SABA IN CONCORSO AL SAN FEDELE

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by marzo 22, 2017 ATTUALITA'

In visione il 22 marzo all’Auditorium San Fedele El soñador,  presentato da Roger Richard responsabile culturale dell’Associazione Città Mondo,   il primo dei dieci lungometraggi in gara nell’ambito del concorso “Finestre sul mondo”, uno dei tre previsti dal ricco programma del festival, insieme al Concorso Cortometraggi Africani e al Concorso Extr’A – Razzismo Brutta Storia.  L’opera seconda del giovane regista peruviano Adrian Saba (il precedente, El limpiador, è stato premiato a Palm Spring come opera prima nel 2016) segue passo passo la vita di Sebastian, detto Chaplin, ragazzo perduto della periferia di Lima, parte di una banda di altri come lui, che tirano avanti organizzando furti e rapine. La specialità di Chaplin è quella di essere capace a scassinare in tempi lampo qualunque serratura e ciò che condivide con i suoi compari è il bisogno di soldi. Per tutto il resto Chaplin è fatto di un’altra pasta.

Non condivide l’aggressività machista del capobranco Jael, e non esita a mettersi contro di lui per due volte, per amore e per buon cuore, poiché non esita ad affrontare il sui capo a mani nude quando lo vede aggredire un suo amico bambino. Chaplin è speciale non solo perché è buono ma perché a fianco di questa realtà efferata da periferia decaduta, dove l’arredo urbano è principalmente spazzatura, riesce a contrapporre i sogni, che non a caso sono sempre invasi da una natura prepotente, sia deserto o giungla o cascata, dove, si badi bene, non tutto è perfetto come nei sogni. Quello che vede el soñador non sono solo desideri ma anche minacce e profezie.

E profetica sarà anche la poesia che gli dedica la fidanzatina Emilia, che trova nella scrittura quello che Chaplin trova nel sogno: la capacità di descrivere la realtà con uno sguardo infantile e disperato al tempo stesso (prima di morire,  farò un sonnellino- recita una sua “cosa” che scrive per Chaplin) di chi da bambino non ha avuto quello che gli serviva per crescere e ancora lo sta cercando. Il viaggio all’orfanatrofio quasi alla fine del film, per  cercare il suo certificato di nascita, dove sono scritti i nomi dei genitori (non cercarli, non ne vale la pena- gli consiglia la direttrice) apre squarci di consapevolezza sulla vocazione di Chaplin ad aiutare i deboli, vocazione che in quel mondo non solo non serve ma anzi provoca danni.

E’ proprio la capacità di trasmettere con poche parole e  questo sguardo bambino  sulla vita senza speranza che rimane di quest’opera cruda e delicata, anche grazie al talento dei due interpreti principali, Gustavo Borjas ( Chaplin) e Elisa Tenaud (Emilia). E’ difficile vedere il “Camina! (Avanti!)” che trova scritto nel sogno finale nel deserto, lo stesso che ha fatto all’inizio del film ma senza messaggio, come un segno di speranza. Rimane l’idea che sia ormai troppo tardi e che per Chaplin non ci sia più posto dove stare, né nella realtà né nel sogno.

Milano Etno Tv
Web Television

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