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RAMON LABANINO DEI “LOS CINCO HEROES PRISIONEROS DEL IMPERIO” IN VISITA IL CONSOLATO DI CUBA A MILANO

RAMON LABANINO DEI “LOS CINCO HEROES PRISIONEROS DEL IMPERIO” IN VISITA IL CONSOLATO DI CUBA A MILANO

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by marzo 8, 2017 ATTUALITA'
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Ramon Labaniño e Oneida Baro Estrada, Console Generale di Cuba a Milano

Una folla emozionata ha accolto venerdì 3 marzo al Consolato Cubano Ramon Labaniño Salazar, uno dei “Cuban five”, i 5 agenti dei servizi segreti cubani catturati dagli Stati Uniti nel 1998, condannati a pene durissime e poi liberati il 17 dicembre del 2014. Ad attendere Labaniño, oltre ad un nutrito pubblico e alcuni giornalisti, il Console di Cuba a Milano Oneida Baro Estrada, il Primo Segretario per gli Affari Politici e la Stampa dell’Ambasciata di Cuba a Roma Mauricio Martinez Duque, il console dell’Ecuador e il console del Venezuela, i rappresentanti di varie associazioni cubane  del Nord Italia e di CONACI, ente coordinatore delle associazioni cubane in Italia  rappresentato da Ada Galano,   nonché Sergio Marinoni, presidente nazionale dell’associazione Amicizia Italia Cuba.  Quello che doveva essere un incontro informale, da tenere in una sala interna del consolato, si è trasformata per la grande affluenza di pubblico in una vera e propria conferenza-intervista  sull’economia cubana e la politica internazionale nonché sulle vicende che hanno fatto dei Cuban Five i più popolari eroi nazionali cubani in vita.  Chiunque a Cuba sa chi sono Los cinco, anzi “Los cinco Heroes prisioneros del Imperio” come vennero chiamati in seguito.

Dal giorno della loro cattura da parte del controspionaggio degli Stati Uniti il 12 settembre 1998, per anni a Cuba non si parlò che di loro, della loro ingiusta detenzione e della libertà promessa da Fidel in persona; Volveràn, volveràn! ripetevano alle riunioni del sabato i ragazzini della gioventù comunista;   per radio o per tele, persino per strada, sui murales o su cartelloni si poteva vedere la loro immagine che a poco a poco si stigmatizzò in una icona, un vero e proprio logo per i LOS CINCO: una stella a cinque punte con le loro 5 foto, una bandiera cubana e, ancora, la promessa. Volveràn! Fatto non scontato, il ritorno in patria da vivi,  visto che tre di loro,  Gerardo Hernàndez Nordelo, Ramon Labanino Salazar, Antonio Guerrero Rodriguez avevano collezionato un totale di 4 ergastoli,  mentre per Reneé Gonzalez Sehwerert e Fernando Gonzàlez Lort rispettivamente 15 e 19 anni.

Da una parte, per gli USA, c’era  l’accusa, confermata da una sentenza messa continuamente in discussione per un decennio, di  spionaggio ai danni di obiettivi militari statunitensi,  cospirazione al fine di omicidio.  Dall’altra, per Cuba, i cinque erano sì agenti segreti,  ma l’ obiettivo della loro indagine erano gruppi di cubani anti-castristi operanti a Miami. Al di là di quale fosse la loro reale missione, le circostanze del processo che si tenne a Miami, la pressione della stampa filo-americana sull’opinione pubblica e, in ultimo, sulla giuria,  la modalità con cui le prove furono trattate (secretate agli stessi avvocati difensori) e infine la straordinaria severità delle pene, attirarono l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale. Nel 2005 la Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani espresse dubbi al governo americano sull’obiettività del processo; in seguito Amnesty Internationial prese posizione sul trattamento detentivo riservato ai prigionieri; otto premi nobel tra cui Nadine Gordimer, Rigoberta Menchù, Adolfo Perez Esquivel, Josè Saramago, Gunter Grass, chiesero la liberazione dei Cuban five.

Così, nel giro di un decennio  dall’arresto, quella che avrebbe dovuto essere una condanna esemplare, si era trasformata in un caso umanitario internazionale, innalzando i Cuban Five al ruolo di vittime con il conseguente effetto boomerang per chi li teneva prigionieri. Dopo una iniziale revisione della pena che portò alla liberazione di due dei cinque che la scontarono fino in fondo, il 17 dicembre 2014 i rimanenti tre agenti furono liberati, grazie ad uno scambio con un prigioniero americano. “Al di là della costante determinazione a liberarli del governo cubano  – commenta Sergio Marinoni, presidente nazionale dell’associazione Amicizia Italia Cuba intervistato per l’occasione-   lo stesso Raul Castro affermò che la liberazione fu possibile grazie a  tre  fattori chiave: l’intervento del Vaticano, la mediazione del Canada e la solidarietà internazionale.

L’Italia fu tra le prime ad agire. Si pensi che a Roma il proprietario di una società di cartellonistica pubblicitaria, la Gregor, regalò una campagna di affissioni di 150 cartelloni del valore commerciale di oltre 200.000 euro in sostegno a Los Cincos”. Del sostegno dell’Italia e della comunità internazionale  Ramon sa bene. Cosi quando inizia a parlare  “Se sono qui è grazie a voi” – sono le sue prime parole. Parla veloce e ispirato Ramon,  il suo sguardo è rivolto al futuro, come è sempre stato , anche quando, condannato all’ergastolo, sapeva che la sua vita poteva finire in prigione. ” Fidel ci aveva fatto una promessa – vi libereremo – e mai abbiamo perso la speranza.  Ora che siamo di nuovo a Cuba vogliamo ringraziare ogni giorno con il nostro lavoro.

Ci sono tante ancora da fare ”Labaniño ha studiato economia e si sente”. Anche se la nostra liberazione è stata considerata il primo segno di distensione, anche se in USA sono state aperte due Ambasciate e tra i paesi trovati alcuni accordi politici, l’embargo continua. Cuba non ha tutt’ora credito bancario e deve pagare cash se tratta con gli Stati Uniti e comunque non possiamo usare dollari per pagare gli USA e non può comperare prodotti che contengano più del 10% di materia prima made in USA. Insomma c’è tanto ancora da fare. Vogliamo essere utili per ringraziare Fidel che vive ancora con noi per come si è speso per la nostra liberazione”. Il pensiero corre allora a quei giorni che Ramon rievoca per noi, come fosse un film in soggettiva. “Il 15 dicembre mi dissero che dovevo prepararmi e andare, non sapevo dove. Ero da solo,  noi eravamo in prigioni differenti. Quando arrivai in un carcere della Carolina del Nord incontrai Hernandez e Guerrero , non li vedevo da tantissimo tempo, ma ancora non capimmo, pensammo ad una visita diplomatica, un qualche ambasciatore.

Ad un certo punto ci riunirono e ci dissero parole che non dimenticherò mai:  Hernandez e Guerrero e Labaniño dal giorno 17 dicembre  siete uomini liberi”. L’emozione non ci fece capire nemmeno che giorno fosse il 17 dicembre e alla fine realizzammo che era l’indomani. Dopo 16 anni di prigione anni avremmo rivisto Cuba. Firmammo veloce un documento che solo uno di noi, Toni, “el mas exquisito”, si volle leggere parola per parola, correggendo anche gli errori di ortografia. Certo,  era un documento storico ma l’importante era essere liberi!”.   Fidel aveva promesso e aveva mantenuto e una volta liberi la visita al loro mentore era la prima cosa da fare. “ Ci venne ad accogliere la signora Dalia,  sua moglie – racconta Ramon –  estremamente emozionata.

“ Non posso credere di vedere davanti a me i los cinco!” diceva. Lì capimmo che, se anche una persona  come lei, abituata ad essere sul palcoscenico, provava emozione nel vederci, voleva dire che  eravamo diventate veramente leggende viventi! Io mi tenni una domanda per ultimo e chiesi a Fidel come potevamo essere ancora più utili. Fidel ci pensò un attimo e mi disse: siate scientifici! Ognuno di voi ha una sua specializzazione, siete ingegneri, economisti, diplomatici…ma siate scientifici, siate il massimo nel vostro campo”.  Ramon si ferma un attimo, come se rinnovasse la sua promessa a qualcuno che non  è lì presente, eppure c’è sempre.  “Io da allora – conclude Ramon Labaniño Salazar –   cerco ogni giorni di mettere in pratica e di superare me stesso. Con in mente che prima di essere un economista, o uno de los cinco… yo soy Fidel”.

 

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