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GLI ISPIRATORI # 6 – VOJSAVA CAUSHAJ, DA MIGRANTE A MEDIATRICE CULTURALE: “SIAMO UGUALI NELLA DIVERSITA’”.

GLI ISPIRATORI # 6 – VOJSAVA CAUSHAJ, DA MIGRANTE A MEDIATRICE CULTURALE: “SIAMO UGUALI NELLA DIVERSITA’”.

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by gennaio 21, 2017 GLI ISPIRATORI

Se alla giovane ventottenne Vojsava Caushaj, albanese di Valona, laureata in economia e commercio a Tirana, nel 1996 avessero detto che in Italia non avrebbe mai trovato lavoro come commercialista bensì a partire dalla sua stessa condizione di migrante, diventando il punto di riferimento di migliaia di persone, migranti e non, probabilmente avrebbe fatto marcia indietro.

Ora, dopo oltre dieci anni di impegno, riconoscimenti vari come quello del Lions International di Taranto nel 2008 “per il suo decennale impegno a sviluppare l’integrazione culturale praticando il valore della diversità che arricchisce e non separa”, ha cambiato idea. “ Ho vissuto l’esperienza della migrante sulla mia pelle – racconta Vojsava in una intervista esclusiva per Milano Etno TV,  sebbene non nella condizione drammatica dei richiedenti asilo che dal 2012 rischiano la vita per arrivare in Italia. Conosco i problemi, le ingiustizie, le delusioni per averle vissute in prima persona. La mia fortuna è aver voluto e potuto trasformare questa condizione in un punto di partenza, facendo proprio di questo apparente fallimento, il mio punto di forza”. La sensazione di fallimento nasce nella giovane Vojsava,  emigrata in Italia a Roma nel 1996, a causa degli inutili sforzi per  ottenere il riconoscimento della sua laurea in economia e commercio e trovare un lavoro che avesse a che fare con quello che aveva studiato.

6 multiculturaDopo qualche mese  e il trasferimento a Taranto per raggiungere il marito Italiano, non è ancora approdata a nulla ma offre costante disponibilità come volontaria per l’integrazione degli immigrati come lei e grazie alla conoscenza della lingua italiana e inglese, come interprete. Proprio grazie a questa attività decide di partecipare ad un corso come mediatrice culturale. “ E’ stato come i tanti frammenti in cui era dispersa la mia vita andassero a posto  in un attimo e mi si rivelasse la mia missione. Se non ero riuscita a fare la commercialista fino ad allora era perché il mio destino era fare la persona “ponte”, usando tutta la mia storia speciale, le mie conoscenze linguistiche, la mia empatia per aiutare chi, tra i migranti,  non era stato altrettanto fortunato”.  Vojsava, che intanto è diventata per tutti Savà per facilitare fin da suo nome la comunicazione, inizia subito dopo aver conseguito il titolo di mediatrice culturale e linguistica a farsi promotrice di progetti per quello strato di popolazione che più di ogni altro può favorire l’integrazione, se non nell’immediato, nel medio termine: i bambini. “Il segreto è vedere le cose con gli occhi dei bambini. Imparare da loro a guardare il proprio “compagno di banco” con occhi sgombri da pregiudizi”.

Ecco che i corsi di Albanese diventano pretesti per insegnare le favole della tradizione  che avvicinano nel racconto fantastico tutte le differenti etnie presenti nelle affollatissime classi della scuola elementare pugliese. Il suo impegno è premiato e viene assunta come responsabile dello sportello stranieri dalla CIGL, un osservatorio avanzato che le consente di combinare volontariato e lavoro in un flusso continuo di interventi, alimentati da un’unica fiamma: il senso della propria missione. “Quando sono nelle scuole dò il meglio di me. Lavorare con i bambini è la cosa che ha più utilità in una visione futura. Il loro è ancora uno sguardo pulito”. Per insegnare, racconta le favole in due lingue, italiana e albanese. Nel 2009 dà vita al progetto “il mio compagno di banco” e alla mostra “ La festa dei colori”, e 2010 al progetto “Piccoli arcobaleni crescono”.

6.2Organizza il Teatro del libro dell’Albania, con personaggi in doppia lingua  e nel 2010, per conto della Regione Puglia, al progetto A.S.I.A, per il diritto alla casa e alla cittadinanza per gli immigrati. La consapevolezza della sua storia speciale le fanno capire che la sua testimonianza è preziosa e vale la pena di farla arrivare a più persone possibili, sotto forma di mostra. Nasce l’idea di “ Uguali nella diversità” , espressione artistica le diverse identità multiculturali nata dalla  sua esperienza di vita che è ancora in progress ora dopo anni. La ragione è presto detta. Nella primavera del 2012 tutto il Nord Africa scoppia la “primavera araba” e  il fenomeno migratorio, alimentato fino a quel momento principalmente dalla ricerca di una vita meno povera, diventa una fuga dalla guerra. I migranti si trasformano in richiedenti asilo e in molti casi in rifugiati politici. Il grado di disperazione aumenta e di pari passo anche la quantità degli sbarchi. “Dal 2012 in poi il mio lavoro cambia profondamente. “ Ora nelle mie classi l’80% dei migranti arriva dagli sbarchi e si porta dietro esigenze che non esisterei a definire di “primo soccorso” sia materiale che psicologico”.

In questa situazione di emergenza continua, una esperienza più che decennale come quella di Vojsava è assai preziosa.  Viene chiamata anche per insegnare per da una scuola di Alta formazione per insegnanti Italiani. “La formazione è basilare e sono onorata di potermene occupare – 6.1commenta Vojsava – ma da sola non basta. Se metti sul campo persone formate non è sufficiente”. Per vincere la sfida di questa emergenza occorrono due ingredienti. “Il primo – spiega Vojsava è la rete: si deve far funzionare la rete delle istituzioni che hanno a che fare con il fenomeno migratorio, in modo che sia chi è in prima linea come le questure sia chi da anni ha esperienza diretta con gli stranieri possano dare il meglio di sé. Non esiste storia sufficiente in Italia per ispirarsi e fronteggiare questa emergenza. La storia la stiamo facendo noi”.  Il secondo ingrediente è: cultura. “Anche se in un momento di emergenza come questo posso non essere compresa, so che mostre come Uguali della diversità servono all’integrazione più che uno sportello informazioni.  Una volta superata l’emergenza, la famiglia del migrante, senza un tessuto sociale pronto ad accogliere e una sua preparazione a imparare il rispetto delle regole della comunità ospitante è destinata all’emarginazione. Io che ho vissuto  in tutte le due sponde di queste due terre, sono una privilegiata e per questo mi metto a disposizione al 100% per fare da “ponte” in questa missione”. Ecco perché in fin dei conti è andata bene che la sua laurea non sia servita qui in Italia. Di commercialisti ce ne sono tanti, di Vojsana una sola. (Per chi fosse interessato alla mostra Uguali nella diversità contattare il numero 388 255065)

 

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