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Intervista all’artista Geovana Clea: Stardust, dalla terra ai cristalli, passando per il cuore.

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by Novembre 3, 2015 Senza categoria

Di Claudia Mazzucco

Uno spazio espositivo come la Visionnaire Design Gallery , costruito dove sorgeva lo storico cinema Cavour e ora sinonimo di eleganza e bellezza in tutto il mondo; una colonna sonora dedicata alla mostra e che ne porta il titolo; due sponsor d’eccezione come Swarovski, leader mondiale dei cristalli e Gobbetto, resine per interior decoration; questi sono solo alcuni degli elementi di contorno della mostra “Stardust” e  che potrebbero da soli  far riempire di sé molti artisti. Eppure c’è un curioso contrasto tra la semplicità con cui Geovana Clea, che ha già esposto al Louvre e alla Biennale di Venezia, oltre che a New York, Austria, Principato di Monaco, Francia e vari altri Paesi,  ci racconta il percorso che l’ha portata fino a Stardust e il rilievo che tutti, dagli sponsor agli organizzatori, dal curatore alla stampa,  hanno dato alla personale della giovane artista brasiliana, inaugurata il 23 ottobre e che si protrarrà fino al 21 dicembre. “ Per capire come sono arrivata a Stardust – racconta Geovana – devo parlare di un posto molto speciale che ho scoperto in riva ad un fiume, il Trebbia, due anni fa. Si tratta di un luogo fatto di pietre giganti circondate da una corrente tranquilla e pura dove ho passato molte ore, alla ricerca di autenticità naturale. Ma la scoperta più grande è  stata quando un giorno ho notato alcune delle pietre più piccole che si erano spaccate negli anni  e rivelavano nel loro interno un cuore di cristallo fatto di quarzo bianchissimo. Da sempre la mia arte è stata influenzata dalla geologia e ho sentito subito che quel posto sarebbe stato molto importante per me. Come un messaggero della bellezza naturale,  dovevo portare con me  e condividere con gli altri l’energia buona che mi ispirava quel luogo.  Ho cominciato fotografare le pietre, il greto, il fiume e a vedere tutto con sguardo d’artista.” Sono proprio quelle foto, popolate da forme naturali dense di essenza come le pietre e i cristalli di quarzo, del colore della polvere e delle stelle, a generare l’idea della mostra. “ Quando ho mostrato gli scatti del mio luogo speciale ad un mio amico, l’architetto d’interni Marcello Albini,  le ha trovate bellissime e mi ha proposto di usarle all’interno di composizioni materiche aggiungendo pietre e cristalli dell’azienda Swarovski, con cui collabora. L’idea mi è piaciuta moltissimo. Io,  che conoscevo quel luogo pervaso da una bellezza primitiva,  ero affascinata dall’affiancarla all’eleganza dei cristalli Swarovski e alla matericità translucida della resina che ricordava l’acqua del fiume. Da lì è partito il progetto della mostra che è piaciuto subito  al curatore e responsabile della galleria Wunderkammer di Spazio Visionnaire,  Marco Morandini”.  Portavoce di stile ed eleganza che ricerca e che diffonde in tutto il mondo portando Visionnaire e l’inconfondibile stile Italiano nelle location più esclusive, Morandini ha  “visto” nelle opere di Geovana Clea quella stessa bellezza . Dall’adesione degli sponsor e della galleria alla inaugurazione è  passato un anno in cui Geovana ha affiancato ai lavori  sulle foto quelli in cui l’artista è ripartita della tela bianca, ritrovando la via del colore. “Nelle dieci opere che ho affiancato alle sei inziali basate sulle foto, ho usato colori e materiali senza preoccuparmi che sembrasse decorazione. Tra le opere ho aggiunto installazioni utilizzando tronchi, pietre, quarzo cristalli Swarovski e resina, a rappresentare l’acqua del fiume”.   Il risultato è stupefacente. Nel contesto rigoroso ed e elegante dello spazio espositivo,  le grandi tele sono come visioni oniriche, dove l’energia implosa delle pietre grezze sembra trovare una via di uscita proprio nei cristalli più raffinati, riuscendo a rivelarsi al mondo e quindi a realizzarsi  proprio grazie a loro. “ Un’artista mette sulla tela la sua anima – conclude Geovana – e con questi miei lavori ho voluto semplicemente restituire tutta la grazia che ho ricevuto dalla natura. Mi sento così in pace quando finisco un ‘opera! Penso che tutti gli artisti debbano essere altruisti perché non fanno opere solo per sé ma per condividerle con gli altri. Tramite la mia opera cerco soprattutto di dare all’arte tutta la bellezza che il percorso della creazione artistica ha dato a me: una specie di scambio affettuoso.  Non posso che ringraziare Marco Morandini e sua moglie Eleanor Cavalli per la professionalità, la fiducia e anche l’affetto con cui mi hanno accolta.  Se dovessi dire con una immagine cosa è per me Stardust a Visionnaire direi semplicemente: per me è stata un bel sorriso”.

 

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